Ausweg (2005) Harun Farocki

Ausweg

“La guerra trova sempre un espediente” (Brecht). Se c’è un nesso tra produzione e distruzione, tra lo sviluppo delle forze produttive e quelle distruttive, allora la bomba atomica è l’arma definitiva dell’era industriale. Grande tonnellaggio, il più alto tasso di mortalità, distruzione nel massimo raggio. Cosa c’è dopo di lei, quali sono le armi dell’era postindustriale? Per i prodotti postindustriali vale il fatto che si elimina la loro parte materiale e che pertanto si consumano sempre meno. Per non intasare il mercato, devono venire invecchiati artificialmente, come diceva Marx: venire deteriorati moralmente. Vale anche per il monopolista, che lascia invecchiare e deprezzare i prodotti attraverso continui rinnovi, non c’è più bisogno di concorrenza. La concorrenza finora ha causato ostilità. Ora la concorrenza è interna e non si deve più avere un nemico esterno. Il nemico è in noi e tra noi. Vengono utilizzate armi che colpiscono una persona tra mille. L’economia esige una guerra con la massima precisione. All’incirca: guerra per motivi umanitari. (Harun Farocki) Continua a leggere

Korova (1990) Aleksandr Petrov

Korova

Nella campagna russa, una famiglia vive in prossimità di una linea ferroviaria. Un bambino ricorda quando lui e i suoi genitori avevano una mucca, vivendo col suo latte e usandola come bestia da soma. La mucca ha un vitellino che il padre del bambino vende e questa, addolorata dalla perdita, si comporta stranamente… Continua a leggere

Rusalka (1997) Aleksandr Petrov

Rusalka

Un anziano monaco, mentre istruisce il giovane novizio che succederà a lui, ricorda il misterioso amore perduto del proprio passato, nel momento in cui il suo giovane successore sembra averla incontrata…
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Les dames du Bois de Boulogne (1945) Robert Bresson

Les dames du Bois de Boulogne

Per vendicarsi del disamore del suo amante, una ricca borghese fa in modo che s’innamori della giovane Agnès che mantiene la madre con la generosità dei suoi casuali accompagnatori e, a nozze avvenute, gli rivela la verità. Tratto da un episodio del romanzo Jacques il fatalista e il suo padrone (1796) di Denis Diderot, sceneggiato dal regista con i dialoghi riscritti da Jean Cocteau, il 2° film di R. Bresson è un esercizio di stile in cui “l’ostinazione e il lavoro molto laborioso di purificazione obbligano al rispetto” (F. Truffaut). Da un materiale narrativo che avrebbe potuto fornire la base di un melodramma popolare (la vendetta, la macchinazione, la vergogna, il colpo di scena finale) Bresson fa, con precise scelte di forma, una tragedia dove i 4 attori principali mantengono, anche nelle svolte più accese dell’intrigo, una dignità squisita e uno stile spoglio di alto livello teatrale. Un insuccesso quando uscì. Capito e rivalutato soltanto a partire dagli anni ’50. (dal Morandini) Continua a leggere

Matzor (1969) Gilberto Tofano

Matzor

Tamar, una giovane vedova della Guerra dei Sei Giorni, vive in un villaggio circondata da ufficiali dell’esercito che hanno combattuto con suo marito e che lo considerano un eroe. Essi si sentono responsabili di Tamar che tenta di uscire dal ruolo di vedova nel quale la società l’ha confinata. Sullo sfondo della “Guerra di logoramento” che seguì la guerra del 1967, la storia personale di Tamar s’intreccia con documenti d’archivio. Unico film israeliano del regista di teatro italiano Gilberto Tofano, figlio di Sergio e Rosetta Tofano, Matzor è stato candidato alla Palma d’oro del Festival di Cannes. (da mosaico-cem.it)
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Übertragung (2008) Harun Farocki

Ubertragung
Ubertragung è un mediometraggio in cui Harun Farocki (scomparso il 30 luglio scorso) si occupa dei gesti ritualizzati. Documenta le forme di comportamento e in particolare i movimenti delle mani e il linguaggio del corpo di individui che visitano i luoghi della memoria e i monumenti commemorativi. Tutti questi rituali, sia di carattere sacrale che quotidiano, hanno in comune il tentativo di toccare l’intoccabile e di afferrare l’inafferrabile.
Quest’opera è stata proiettata alla Biennale d’Arte 2013 di Venezia, all’interno delle Corderie dell’Arsenale.
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The big parade (1925) King Vidor

The big parade

Jim Aperton, playboy del Sud degli Stati Uniti, viene colto dalla fregola di arruolarsi dopo aver visto una parata: la guerra di tricea che lo aspetta sul fronte francese è molto più atroce del previsto. Tornato a casa mutilato di una gamba, scopre che la fidanzata sta per sposare suo fratello: ma in Francia c’è la contadina Mélisande che lo aspetta. (Mereghetti)

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Together (1956) Lorenza Mazzetti, Denis Horne

Together

Due sordomuti nelle desolate strade dell’East End londinese sono imprigionati nel silenzio e nell’incomprensione altrui. I ragazzi si fanno beffe di loro, abitano in una squallida cameretta, frequentano la sera un sordido pub. Il più giovane dei due vede una ballerina nel pub, la notte sogna di amarla ed essere riamato. Il giorno dopo viene spinto nell’acqua del porto, entrambi lavorano nei docks, da uno dei ragazzi della banda; non può gridare aiuto al suo compagno che, a due passi da lui, non si accorge di nulla, e annega.
Together è la seconda opera di Lorenza Mazzetti, e fa parte del primo programma sul Free Cinema organizzato da Lindsay Anderson al National Film Theatre di Londra nel 1956. Continua a leggere

Le grand amour (1969) Pierre Étaix

Le grand amour

Durante una vacanza della moglie Florence, sposata anni prima con riluttanza, Pierre sogna di conquistare la giovane segretaria Agnès, ma ci rinuncia e accoglie con gioia il ritorno di Florence.
4° lungometraggio di Étaix, scritto con J.-C. Carrière con la leggerezza di una piuma, è una commedia di situazione, ricca di piccole e graziose gag che qua e là stingono nell’amarezza. Gran Premio OCIC 1969. (dal Morandini)

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Baal (1970) Volker Schlöndorff

Baal

Baal, il film ritrovato. Dopo 44 anni rivede la luce il film che Schlondorff trasse nel 1969, con un budget limitatissimo, dalla omonima prima opera teatrale di Bertolt Brecht (1918). Dopo tre passaggi alla tv tedesca nel 1970 il film venne bloccato dalla vedova di Brecht che lo definì “orribile, antistorico e anarchico”. Solo nel febbraio 2014 poté essere proiettato al Festival di Berlino. Tutti i partecipanti al film avranno un ruolo importante nella cinematografia tedesca, a cominciare da R.W. Fassbinder che interpreta Baal in maniera sublime.
“…non l’esaltazione del puro io e della sfrenata brama di vivere di un poeta asociale, ma la reazione di un io intatto alle umiliazioni da parte di un mondo, esso stesso asociale” (B.Brecht).

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