Acht Stunden sind kein Tag – Jochen und Marion (1972) Rainer Werner Fassbinder

Prima puntata: Jochen e Marion. Oma Krüger (Luise Ulrich) vive a Colonia con la figlia Käthe, il genero e il loro figlio Jochen (Gottfried John). Il suo sessantesimo compleanno sarà festeggiato anche da Klara (seconda figlia di Oma), zitella, e da Monika, sorella di Jochen, che ha fatto un matrimonio infelice sposando Harald (Kurt Raab). Un giorno in cui prende una bottiglia di champagne da un distributore automatico, Jochen conosce Marion (Hanna Schygulla) e le propone impulsivamente dí partecipare alla festa. Jochen è un operaio specializzato di una grande fabbrica e alla sua squadra viene promesso un premio di produzione. Marion lavora, invece, nell’agenzia pubblicitaria del “Kölner Stadt Anzeiger” con Irmgard Erlkönig (Irm Hermann), una persona dalle idee molto conformiste e piena di pregiudizi nei confronti dell’amico dí Marion perché è un operaio… (da “Tutti i film di Fassbinder”, Ubulibri) Continua a leggere

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De fördömda kvinnornas dans (1976) Ingmar Bergman

“Il ballo delle ingrate” di Ingmar Bergman è una composizione coreografica che rappresenta, attraverso il linguaggio del corpo, la condizione in cui le donne vivono e crescono. Bergman riprende qui l’Opera di Monteverdi, di cui mette in scena solo la parte conclusiva. La scelta di rifarsi a Monteverdi è intuibile: entrambi hanno cari il mondo degli affetti, raccontano storie di sentimenti, seppur ognuno con il proprio immaginario. “Le ingrate” di Monteverdi sono quelle donne che in vita hanno rifiutato l’amore e che ora ne patiscono agli Inferi le pene del rimpianto: l’essere ingrate in Bergman, invece, non è una scelta, ma uno stato. E’ la condizione stessa dell’essere donne, che cela in sé “un ingrato destino”: le donne adulte insegnano alle giovani come crescere e diventare donne, come vivere accettando la reclusione e sottomettersi ad essa. Tutto questo ha un enorme prezzo da pagare: il rinunciare a se stesse, che porta con sé un gran dolore. Continua a leggere

Przesluchanie (1982) Ryszard Bugajski

Polonia, 1951. Una giovane donna, Tonia Dziwisz (Krystyna Janda) viene arrestata in stato di ubriachezza e condotta in una prigione, dove si risveglia totalmente inconsapevole del motivo per cui è stata trattenuta. Verrà sottoposta a durissimi interrogatori e a torture per farla parlare di Olcha, un uomo con cui ha avuto una relazione e che è un capo della resistenza al regime. Continua a leggere

Andrzej Wajda: On Ashes and Diamonds (2005) Izabella Muchlinski

L’ultima di tre interviste concesse dal regista polacco Andrzej Wajda, quasi ottantenne, a proposito della sua “trilogia della guerra”. In questa intervista, Wajda parla della produzione del suo terzo lungometraggio, Popiól i Diament (Cenere e diamanti). Continua a leggere

Libel (1959) Anthony Asquith

Un pilota canadese insinua il sospetto che Sir Mark Loddon, da lui conosciuto in un lager tedesco, sia in realtà stato ucciso da un suo sosia, che si è così sostituito a lui. Sir Loddon, in realtà, è autentico ma soffre di amnesie che ne rendono fragile la posizione. Nonostante ciò, su pressione della moglie, sporge querela ed è costretto ad affrontare il processo, nel corso del quale si fa largo drammaticamente la verità. Asquith è regista connotato da un’aura di inconfondibile britannicità. Dramma processuale costruito con intrecci di flash-back; eccezionale la performance di Dirk Bogarde in doppio ruolo. (da filmtv.it) Continua a leggere

Berlin Express (1948) Jacques Tourneur

E’ un classico del noir statunitense, diretto con estrema eleganza da Jacques Tourneur, uno dei primi film a mostrare la capitale tedesca disgregata, e spartita tra le nazioni vincitrici della guerra. Sul treno militare diretto a Berlino si trovano riuniti alcuni passeggeri: una donna francese (Lucienne), un francese (Perrot), un agronomo americano (Robert Lindley), un tenente sovietico (Maxim Kiroshilov), un professore britannico (James Sterling) e il tedesco dottor Bernhardt, visto con sospetto dagli altri. Proprio lui – scomodo antinazista combattente per la pace e l’unificazione della Germania postbellica – viene rapito all’arrivo a Francoforte. Continua a leggere

Andrzej Wajda: On Kanal (2005) Izabella Muchlinski

La seconda di tre interviste concesse dal regista polacco Andrzej Wajda, quasi ottantenne, a proposito della sua “trilogia della guerra”. In questa intervista, Wajda parla della produzione del suo secondo lungometraggio, Kanal (I dannati di Varsavia). Continua a leggere

Még kér a nép (1972) Miklós Jancsó

Verso la fine del 19 secolo, alcuni contadini ungheresi si ribellano ai padroni latifondisti bruciando i raccolti ed incitando i soldati ad abbandonare le armi. In un villaggio una chiesa viene distrutta perché il clero è accusato di essere dalla parrte dei padroni. Ma le forze del potere si coalizzano e passano al contrattacco. Nonostante ciò, la rivoluzione non è morta e il suo spirito sussiste in attesa del tempo più adatto per riscoppiare. (da Comingsoon.it) Continua a leggere

Kazabana (1959) Keisuke Kinoshita

La vita in un villaggio rurale del dopoguerra giapponese scorre triste e difficile per Haruko e il figlio Suteo. Haruko era stata accolta controvoglia nella nobile famiglia dei Nagura diciannove anni prima in quanto incinta del figlio di Hideo, il giovane rampollo della casata, dopo aver invano tentato un suicidio per amore gettandosi in un fiume insieme al giovane, che invece perde la vita. L’unica a mostrare gentilezza nei loro confronti è la giovane Sakura, l’unica figlia dei Nagura, che tratta Suteo con l’affetto di una sorella. Quando però per Sakura arriva il momento di sposarsi, Suteo, che nutre sentimenti profondi per la ragazza, entra in un periodo di profonda depressione. (da filmtv.it) Continua a leggere

Andrzej Wajda: On Becoming a Filmmaker (2005) Izabella Muchlinski

La prima di tre interviste concesse dal regista polacco Andrzej Wajda, quasi ottantenne, a proposito della sua “trilogia della guerra”. In questa intervista, Wajda narra gli anni della guerra, gli stenti, la sua vocazione artistica (voleva diventare pittore) e il modo in cui arrivò alla Scuola del Cinema di Lodz dove, subito dopo il diploma, riuscì a dirigere il suo primo lungometraggio: Pokolenie (Generazione). Continua a leggere