Archivio dell'autore: daneelolivawr

Pygmalion (1938) Anthony Asquith, Leslie Howard

Un professore di fonetica (Leslie Howard) fa una scommessa a dir poco ambiziosa: è convinto di poter trasformare una povera fioraia dall’accento cockney (Wendy Hiller) in una dama dell’alta società britannica nel giro di sei mesi. Mentre la prova si fa sempre più complicata, anche i sentimenti giocheranno un ruolo importante.
È la prima trasposizione dell’omonima commedia di George Bernard Shaw, inizialmente poco propenso a una versione cinematografica, che verrà adattata anche per il più famoso My Fair Lady (1964) di George Cukor. (da Longtake.it) Continua a leggere

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Davandeh (1984) Amir Naderi

Amiro è un ragazzo iraniano che ha perso la casa durante la guerra con l’Iraq. Amiro passa le sue giornate arrangiandosi con lavoretti precari per sbarcare il lunario alla meno peggio. A un certo punto capisce però che per realizzare i propri sogni è meglio studiare…
Meno celebre del connazionale Kiarostami, ma non meno bravo, Naderi si serve, come spesso accade nel cinema iraniano, dello sguardo puro dell’infanzia per darci una lettura concreta, tragica ma non pessimistica, della vita e delle sue durezze. (da filmtv.it) Continua a leggere

Hortobágy (1937) George Hoellering

Il regista ungherese considerato dai suoi colleghi “un malato che filma l’erba che cresce” trae spunto dal romanzo “Gloomy Hors” di Zsigismond Moricz per raccontare la vita nella regione di Hortobágy. La sequenza della nascita di un puledro unita a brevi scene di nudo spinse la censura americana dell’epoca a vietare il film. (da Filmtv.it) Continua a leggere

Joyû Sumako no koi (1947) Kenji Mizoguchi

Mizoguchi con questo film rende un appassionato omaggio allo “Shingeki”, il teatro moderno giapponese, e in particolare alla figura del suo fondatore, Shimamura Hogetsu, critico, scrittore, intellettuale che all’inizio del ‘900, dopo un suo soggiorno in Europa fonda la Società per le Arti e la Letteratura, con l’obiettivo di occidentalizzare il teatro giapponese fino allora monopolizzato dal “Kabuki.” Continua a leggere

Koko, le gorille qui parle (1978) Barbet Schroeder

Storia della gorilla Koko, nata in cattività, e della dottoressa Francine Patterson, che le ha insegnato a esprimersi attraverso il linguaggio dei segni.
Osservando quello che accade a casa di Koko, il regista Barbet Schroeder si limita a fotografare le giornate tipo della gorilla e della sua amica Francine, senza intervenire in alcun modo. Tra esercizi, giochi e piccoli aneddoti, ci si sorprende a scoprire un rapporto affettuoso tra un umano e un primate, un rapporto che ricorda, col passare dei minuti, quello di una mamma con il proprio figlio. Koko riconosce parole, forme e colori, è in grado di comunicare le proprie emozioni e sensazioni, è in grado di decidere quale maglione vuole indossare per la passeggiata e di chiedere di essere coccolata. Un toccante documento, anche se formalmente piuttosto semplice, che invita a riflettere sulla nostra relazione con le altre specie, spesso più umane di quanto noi dimostriamo di essere. (da Longtake.it) Continua a leggere

Kanzashi (1941) Hiroshi Shimizu

La geisha Emi e la sua amica Okiku soggiornano brevemente in una locanda di montagna e poi tornano a Tokyo. Nanmura, un soldato in convalescenza per una ferita di guerra, si ferisce con una forcina per capelli nel bagno della locanda. Emi, la proprietaria della forcina, informata della cosa, torna a scusarsi. Gli altri clienti della locanda partecipano attivamente alla vicenda e sperano che l’amore sbocci tra i due giovani, dopo che Nanmura dichiara che c’è qualcosa di quasi poetico nel trovare una forcella nel bagno. Continua a leggere

Underground (1928) Anthony Asquith

Il film racconta una storia d’amore ambientata nella metropolitana di Londra degli anni venti. Due uomini, il dolce facchino Bill e lo sfacciato elettricista Bert, si innamorano della giovane commessa Nell lo stesso giorno, alla stessa stazione della metropolitana. La donna sceglie Bill, ma Bert non accetta il rifiuto e convince la sua amante Kate a fingere di essere stata aggredita da Bill. Nell sa che non può essere vero e affronta la donna che confessa la macchinazione. Accecato dalla rabbia, Bert uccide Kate e si nasconde nei meandri della metropolitana ma viene trovato e tratto in arresto. (da Wikipedia) Continua a leggere

Deep end (1970) Jerzy Skolimowski

Quindicenne londinese, inserviente in un bagno pubblico, prende una cotta per una collega più grande e di disinvolta sessualità. Uno dei migliori film realizzati dal polacco J. Skolimowski, esule volontario nell’Occidente capitalista. L’ambientazione socialmente attendibile nella desolata Londra popolare di periferia, cui si contrappone l’incontaminata purezza di un primo amore adolescenziale, si coniuga con la delicata attenzione del regista trentenne al difficile passaggio all’età adulta. Tenero e straziante finale. (dal Morandini) Continua a leggere

Okraina (1933) Boris Barnet

Due fratelli, Nikolaj e Sen’Ka, lasciano la piccola cittadina industriale della Russia zarista in cui sono cresciuti e partono per il fronte allo scoppio della prima guerra mondiale. Uno volontario, l’altro in leva obbligatoria. Durante la loro assenza, la situazione nel villaggio cambia: arrivano prigionieri tedeschi e uno di loro si innamora di una ragazza russa. Lo scoppio della rivoluzione d’ottobre finirà per sconvolgere i destini di tutta la comunità. Continua a leggere

Bab el hadid (1958) Youssef Chahine

Stroncato dal pubblico egiziano alla sua uscita nel 1958, il film di Youssef Chahine scomparve per due decenni finché non fu riscoperto e salutato come un capolavoro. Le vite dei lavoratori più umili della stazione del Cairo danno vita ad un affresco di grande impatto emotivo, in cui le rivendicazioni sociali si intrecciano col dramma della gelosia che porterà Quinawi, un povero strillone, all’ossessione amorosa nelle sue conseguenze più estreme. Continua a leggere