Archivi categoria: Documentari

Pesn o geroyakh (1932) Joris Ivens

Il documentario segue la costruzione di un altoforno all’estremità degli Urali per mano dell’Organizzazione della gioventù comunista sovietica (Komsomol), e la vicenda del pastore analfabeta Afasaneev che, lasciando attività e casa, si impegna nel lavoro del cantiere, crescendo insieme ad esso. Continua a leggere

Entuziazm (1931) Dziga Vertov

Resoconto epico-lirico dell’attività febbrile nel Donbass, bacino minerario del Donec, affluente del fiume Don, tra Ucraina e Russia, alla fine del primo piano quinquennale. Dopo un avvio in chiave anticlericale sulle vestigia superstiziose della vita religiosa, si descrive il lavoro nelle miniere di carbone e nelle grandi officine metallurgiche. L’umorismo (involontario?) dei minatori che si allenano all’aperto va a segno.
Interessante e originale l’uso del sonoro che fu registrato dal vivo in sincrono con microfoni collegati a centri radiofonici durante le riprese, poi miscelate con musiche e canti. “E’ una delle migliori sinfonie che abbia mai ascoltato. Vertov è un vero musicista” (C. Chaplin). (dal Morandini) Continua a leggere

Guernica (1950) Alain Resnais, Robert Hessens

13 minuti per ripercorrere il bombardamento di Guernica, in Spagna, da parte dei nazisti il 26 aprile 1937; la macchina da presa si sofferma su alcune opere che Picasso realizzò fra il 1902 e il 1949, in particolare analizzando nei dettagli il famoso dipinto intitolato proprio Guernica. (da filmtv.it) Continua a leggere

Chronique d’un été (1961) Jean Rouch, Edgar Morin

Chronique d’un été è una pietra miliare nella storia del cinema. Jean Rouch ed Edgar Morin sono stati tra i primi cineasti a utilizzare l’audio sync equipaggiato a una 16mm. Quest’opera sancisce la definitiva affermazione del “cinéma vérité”, la sua metodologia e la nascita di un acceso dibattito teorico. “Comment vis-tu?”, la domanda di partenza posta a frammenti generazionali del 1960, in attesa della fine della guerra in Algeria. L’inchiesta coinvolge anche Marceline Loridan (che sposerà Joris Ivens e ne assumerà il cognome), ex deportata e futura documentarista. Alla fine i registi si ritroveranno a vedere e commentare il loro film, mentre la guerra, forse, finirà l’anno seguente. (da cinemambiente.it) Continua a leggere

Les statues meurent aussi (1953) Alain Resnais, Chris Marker, Ghislain Cloquet

Les statues meurent aussi

Su commissione della rivista Présence Africaine, fondata nel 1947 e sostenuta da molti scrittori e intellettuali di fama (tra cui Sartre, Camus, Gide), Alain Resnais e Chris Marker, autore del commento, impiegano 3 anni a completare il documentario. Perché? Censura diretta e indiretta prima, poi vietato fino al 1965 quando uscì in edizione mutilata e in quella completa nel 1968. “Ci avevano ordinato un film sull’arte negra. Marker e io siamo partiti da questa domanda: perché l’arte negra si trova al Musée de l’Homme, mentre l’arte greca ed egiziana sono al Louvre?”. Continua a leggere

Mor vran (1931) Jean Epstein

Mor vran

Documentario di Epstein sull’eterna lotta tra gli uomini e gli elementi della natura, in questo caso il mare della Bretagna. L’incertezza del futuro, la morte che è sempre in agguato non scalfiscono l’amore di queste persone per queste rocce e per questo mare, così aspro e duro. La vita prosegue comunque e nuovi amori e nuovi progetti nascono, mostrando scene di vita quotidiana dove si alternano drammi ed allegria. Continua a leggere

Aufschub (2007) Harun Farocki

Aufschub

Documentario di Harun Farocki che monta i filmati realizzati nel 1944 nel lager di Westerbork (Olanda) dal cameraman ebreo tedesco Rudolf Breslauer, su incarico del comandante del campo. Quest’ultimo voleva un documentario propagandistico che dimostrasse come gli internati venivano trattati bene (si trattava solo di un “campo di transito” e le atrocità erano perpetrate altrove), ma Breslauer non ebbe il tempo di montarlo e fu deportato ad Auschwitz dove morì il 28 febbraio 1945. Continua a leggere

Calcutta (1969) Louis Malle

calcutta

Louis Malle commenta, scarnamente, le immagini del suo reportage girato a Calcutta nel febbraio del 1968. Sullo schermo si susseguono manifestazioni politiche, rituali religiosi, lavoro e intrattenimento, ma soprattutto la quotidianità di una popolazione variegata, frammentata, conflittuale e divisa non solo dalle caste ma anche dai divari economici, dalle malattie, dal credo e dalla pesante eredità coloniale. (da longtake.it) Continua a leggere

The 400 million (1939) Joris Ivens, John Fernhout

The 400 Million

Finanziato da una società formata da Hemingway, Nichols, Franchot Tone, Fredric March, Louise Rainer, Dos Passos, Shumlin e diversi altri cineasti, il film ebbe come soggetto la resistenza cinese all’attacco giapponese. “Uno dei documenti più impressionanti che siano mai stati realizzati su una guerra. Le prime immagini sono indimenticabili; il bombardamento d’una grande città, i quartieri in fiamme, le donne che piangono, i cadaveri dei bambini, i vecchi che fuggono, i morti ammucchiati come bestiame, il rombo degli aerei giapponesi. Segue un quadro della Cina pacifica con la sua cultura plurimillenaria. Poi Ivens ci conduce nelle file dell’VIII Armata, nucleo della Resistenza cinese”. (Sadoul, 1939). Centro del film è una battaglia contro i giapponesi che si conclude con la vittoria dei cinesi.
Da Dizionario dei film, Firenze, Sansoni, 1968 Continua a leggere

Moi, un noir (1958) Jean Rouch

Moi, un noir

Tre giovani neri – soprannominati Edward G. Robinson, Lemmy Caution e Tarzan – lasciano il loro paese sulle rive del Niger per cercare lavoro nella metropoli di Abidjan (Costa d’Avorio). Vivacchiano nel quartiere povero di Treichville con lavori precari tra un bagno in laguna, una sbornia domenicale, i contatti con una prostituta. Continua a leggere