Polizeifilm (1969) Wim Wenders

Il cortometraggio mostra due giovani poliziotti ai quali un commentatore fuori campo suggerisce nuovi metodi di repressione delle proteste. A queste immagini si intercalano documenti di repertorio di scontri tra studenti e forze dell’ordine. Infine, vengono messe in scena una parodia della polizia attraverso immagini tratte dai fumetti e un’intervista ai due poliziotti ripresi con il volto coperto da una calza, quasi fossero dei delinquenti. (da torinofilmfest.org) Continua a leggere

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Das Schiff der verlorenen Menschen (1929) Maurice Tourneur

Ethel Marley è un’americana coraggiosa, una delle poche donne che osavano a quel tempo usare l’aereo per attraversare gli oceani. Tuttavia, in una delle sue audaci imprese l’aereo va in avaria e si schianta in mare. Ma Ethel ha un colpo di fortuna: nei pressi si trova una nave. Così il giovane e attraente americano William Cheyne, che è a bordo contro la propria volontà, e il cuoco Grischa scoprono di notte il relitto in mare e recuperano Ethel. Ma dopo questo salvataggio per Ethel iniziano i guai, perché quella è una nave di trafficanti… Continua a leggere

Liv & Ingmar (2012) Dheeraj Akolkar

Liv Ullmann e Ingmar Bergman si incontrano nel 1964, formando una delle più grandi coppie della storia del cinema. Insieme hanno vissuto per cinque anni, avuto un bambino e realizzato 12 film. Quasi cinquant’anni dopo, nonostante Bergman sia ormai morto, il loro amore è ancora vivo e a raccontarlo dalla casa di Bergman a Faro, in Svezia, è Liv Ullmann in interviste che raccontano gli aspetti privati e lavorativi del regista. Alle parole fanno eco le scene tratte dai loro film, che mostrano come il loro rapporto personale abbia ispirato anche il lavoro sul set e davanti alla cinepresa. (da filmtv.it) Continua a leggere

Maudite soit la guerre (1914) Alfred Machin

Una guerra immaginaria, tra paesi immaginari. Da un giorno all’altro due amici di nazionalità diverse divengono nemici, obbligati a uccidersi tra loro. Adolphe, fidanzato di Lidia e aviatore, si scontra con Sigismond, fratello di lei, in un sanguinoso combattimento vicino a un mulino, e muore. Si fa avanti un nuovo pretendente, soldato che è stato testimone dello scontro mortale, e racconta a Lidia i particolari della scena cui ha assistito. Sconvolta, lei si rende conto che non potrà mai più amare qualcuno che è implicato (e dunque “complice”) nella maledetta guerra. Per sfuggire alla follia suicida che la circonda, Lidia si rifugia in un convento e prende il velo. L’ultima immagine la vede assorta, in abito da monaca. Maudite soit la guerre, […] solo dopo un recente e accurato restauro a colori (au pochoir nella maggior parte delle scene, tranne quelle in cui la guerra che ‘esplode’ viene rappresentata dal rosso delle imbibizioni) ha riacquistato il suo vero spessore e la sua vera profondità, facendo maggiormente risaltare l’originalità del suo autore, pioniere del cinema europeo. […] Continua a leggere

Apa (1966) István Szabó

Il piccolo ungherese Tako costruisce per sé e per gli altri un’immagine mitica del padre medico morto alla fine della guerra, rendendolo protagonista di mirabolanti gesta partigiane. Il tempo passa, arriva la rivolta del ’56 e, ormai adulto, Tako fa i conti con se stesso e con la più modesta realtà del genitore. Evidente e lucidissima critica del culto della personalità e della figura carismatica di Stalin, vissuta dall’autore (e dai migliori registi dell’Est della sua generazione) in tutta la sua drammaticità lacerante tra la ricerca di una propria matura autonomia e il lascito politico e morale dei padri. (dal Mereghetti)
Grand Prix al Festival di Mosca 1967. Premio Speciale della Giuria al Festival di Locarno 1967. Continua a leggere

The marriage circle (1924) Ernst Lubitsch

Nella Vienna di inizio ventesimo secolo, la disinibita Mizzi (Marie Prevost) seduce il marito di Charlotte (Florence Vidor), sua cara amica ai tempi della scuola, il dottor Franz Braun (Monte Blue). Il marito di Mizzi, il professor Joseph Stock (Adolphe Menjou), ingaggia un detective per incastrare la moglie fedifraga e ottenere il divorzio. Il tutto mentre il dottor Gustav Mueller (Creighton Hale), collega di Braun, medita di dichiararsi a Charlotte di cui è innamorato da tempo.
Primo grande successo americano per Lubitsch grazie a una commedia degli equivoci dal ritmo frenetico, maliziosa e ficcante, ma al tempo stesso amara e malinconica. (da Longtake.it) Continua a leggere

Tamala 2010: A punk cat in space (2002) Tol

Tamala è una gattina unenne, parte dalla città di Meguro verso la costellazione di Orione ma un asteroide la obbliga ad atterrare sul pianeta Q, dove sono in corso violenti scontri etnici tra cani e gatti, commentati con distacco da due prostitute, annoiate in mezzo alla violenza dilagante. Il pianeta Q è il luogo dove Tamala conosce il gatto Michelangelo (che lei si ostina a chiamare MoiMoi, non si sa per quale motivo), e dove soprattutto vengono spiegati(?) i legami che uniscono l’esistenza della gattina alla megamultinazionale Catty & Co., dominatrice quasi incontrastata di questa galassia alternativa. (dal blog Mag Mell) Continua a leggere

Strop (1962) Vera Chytilová

La bella Marta si guadagna da vivere facendo la modella e passa le sere insieme al ragazzo Julian nel bar Olympia Grill. Un casuale incontro con l’ex-compagno di classe Honza, convinto che Marta studi medicina a Praga, la fa riflettere sul senso della sua vita superficiale.
Questo mediometraggio, considerato la pietra miliare della Nová Vlna cecoslovacca, è il saggio di diploma di Vera Chytilová alla severissima scuola della FAMU a Praga, l’Accademia di cinema, teatro e TV dove dal ’57 aveva studiato regia. Continua a leggere

Sadie Thompson (1928) Raoul Walsh

Sadie Thompson (Gloria Swanson) arriva sull’isola di Pago-Pago decisa a cambiare vita dopo un passato libertino. S’innamora, ricambiata, di un sergente (Raoul Walsh), ma un riformatore (Lionel Barrymore) prova a metterle i bastoni tra le ruote. Continua a leggere

How not to be seen (2013) Hito Steyerl

Impertinente parodia di un documentario didattico (il titolo deriva da un celebre sketch dei Monty Python) su come evitare di essere visti in un’epoca di sorveglianza digitale. I suggerimenti per riuscirvi sono satirici e talvolta surreali: ad esempio, diventare più piccolo di un pixel di risoluzione del satellite che vi fotografa (1 piede, 30 centimetri); possedere una borsetta anti-paparazzi; essere un supereroe; essere povero o senza documenti; essere una donna sopra i 50 anni di età, eccetera. L’opera si conclude ironicamente sulle note di “When I will see you again?” (Quando ti rivedrò?), canzone portata al successo nel 1973 dal gruppo vocale americano “The Three Degrees”. Continua a leggere