Archivi tag: Alain Tanner

Le milieu du monde (1974) Alain Tanner

Le milieu du monde

Paul, intraprendente e ambizioso ingegnere, diventa il direttore tecnico di un’importante industria di Saint-Claret. Su invito del comitato locale e dietro pressioni del suo superiore, senza mai essersi occupato di politica, Paul si presenta come candidato nelle file dell’ADP. Durante la sua prima conferenza elettorale, incontra Adriana, una cameriera ventottenne emigrata dall’Italia, alla quale confida il suo interessamento. Adriana, inizialmente sorpresa, viene attratta in seguito dalla opportunità che questo rapporto le offre di uscire dalla solitudine e dalla monotonia della vita. La loro relazione, tenuta segreta alla moglie di Paul, e all’opinione pubblica, viene in seguito manifestata apertamente. Paul sacrifica la propria famiglia, carriera e reputazione, convinto che il rapporto con Adriana sia essenziale per il suo completamento e per la sua felicità, nonostante sia in contrasto con il suo background culturale di uomo autoritario e conformista. Abbandonato dalla moglie, Paul la sostituisce con Adriana. La sua vita è cambiata solo formalmente e per questo, Adriana, delusa, lo abbandona partendo per il nord alla ricerca di se stessa. (da swissfilms.ch) Continua a leggere

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Charles mort ou vif (1969) Alain Tanner

Charles mort ou vif

Ricco industriale di orologi, Charles Dé decide di piantare tutto: fa nuove amicizie, ritrova la figlia rivoluzionaria, ma finisce alcolizzato e viene chiuso in una clinica psichiatrica. Tanner, per il suo esordio (premiato a Locarno), si ispira a una storia vera e rappresenta una Svizzera grigia e disperata, allora controcorrente. Costruito come una specie di “poema contestatario, corrosivo ma con molta tenerezza e malinconico quasi fino alla disperazione” (Detassis), il film (scritto dopo lunghe discussioni con John Berger) traccia senza nessuna condiscendenza il bilancio di un sessantenne che è poi quello di un Paese, lacerato tra il desiderio di ricominciare da zero e la realtà mediocre e grigia. (dal Mereghetti) Continua a leggere

Nice time (1957) Claude Goretta, Alain Tanner

Nice time

Cortometraggio di 19 minuti, è un livido e intenerito documentario sui divertimenti notturni e i comportamenti della gente a Piccadilly Circus, il cuore di Londra: una folla ritratta nello spazio d’una notte, nell’attesa per l’ora di inizio degli spettacoli, fra i suoni, le luci e i colorati richiami della pubblicità, gli incontri e gli addii, la ricerca dell’amore facile e le solitudini sotto le enormi insegne al neon, fino a quando tutti rientrano a casa, salvo qualche balordo e qualche puttana. Girato per venti sabato sera consecutivi, dopo l’uscita dal lavoro dei due registi, il film doveva restituire allo spettatore, come dice Tanner: «la Piccadilly notturna, vista da due stranieri». (Piera Detassis, Alain Tanner, Il Castoro Cinema )
Opera prima, in stile “free cinema”, di due registi elvetici che in seguito si sarebbero affermati in patria come principali esponenti della cosiddetta “nouvelle vague svizzera”. Continua a leggere

La salamandre (1971) Alain Tanner

La salamandre

L’animale che attraversa le fiamme dell’inferno capitalista svizzero senza bruciarsi è Rosamonde (Ogier), ragazza madre di Ginevra, asociale e indifferente ai valori morali, gelosa della sua libertà. La processano per aver ferito con una fucilata lo zio, un benpensante orgoglioso d’esserlo. È assolta. Con l’aiuto dell’amico Paul (Denis), scrittore e operaio, il giornalista Paul (Bideau) ha l’incarico di cavare dal caso un programma per la TV. Insieme, ciascuno a modo suo, cercano di sapere chi è Rosamonde e che cosa l’ha spinta a quel gesto. Tra i due intellettuali e la ragazza avviene uno scambio. Loro offrono una base ideologica alla sua rivolta istintiva e prepolitica; lei, con la sua vitalità, li aiuta a uscire dalla loro crisi di scetticismo impotente. Scritto con l’anticonformista scrittore inglese John Berger, il 2° film di A. Tanner contribuì – con quelli di Goretta, Soutter e altri – a far sapere anche all’estero che era nato un nuovo cinema elvetico. Nella sua mescolanza di generi e di toni, è un’opera che diverte e fa riflettere nella sua tensione “politica” all’utopia, al desiderio di cambiare il mondo, ma anche nella constatazione dell’impotenza di questo desiderio. I 3 personaggi centrali si assomigliano più di quel che non sembra. (dal Morandini) Continua a leggere