Archivi tag: Andrzej Wajda

Niewinni czarodzieje (1960) Andrzej Wajda

Andrzej, giovane medico di Varsavia, al mattino nella sua stanza disordinata. Lo vediamo lavarsi, bere il caffè, leggere il giornale, ascoltare una registrazione della voce di Mirka (la sua ragazza?); poi uscire per andare a un incontro di boxe, a fare musica (è batterista jazz). La sera Andrzej incontra Magda, ragazza spregiudicata che ha perso l’ultimo treno. La porta a casa sua; passano la notte insieme. Ma il gioco che fin dall’inizio hanno deciso di fare (hanno cambiato i propri nomi in Bazyli e Pelagia, si sono poi lanciati in uno strippoker) ha innalzato una barriera fra di loro: hanno paura di confessare i loro veri sentimenti. (Paolo D’Agostini, in Fernaldo Di Giammatteo, Dizionario universale del cinema, Ed. Riuniti, Roma, 1984) Continua a leggere

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Pokolenie (1955) Andrzej Wajda

Pokolenie

Stanislaw Mazur (Stach) è cresciuto in una baraccopoli dei sobborghi di Varsavia. Nel 1942 è un giovane che vive di espedienti, rubando il carbone dai treni militari tedeschi. Quando, durante l’assalto ad un convoglio, un suo amico viene ucciso e lui ferito, decide di dare una svolta alla propria vita, accettando un posto come apprendista in una fabbrica di mobili. Contemporaneamente inizia a frequentare la scuola, dove conosce Eva (alias Dorota), un’attivista della Guardia del Popolo, il movimento dei combattenti contro l’occupazione nazista. Invaghitosi della ragazza, si unisce all’organizzazione. (da filmtv.it) Continua a leggere

Kanal (1957) Andrzej Wajda

Kanal

Nel settembre 1944, durante l’insurrezione di Varsavia, alcuni insorti, circondati dai nemici, cercano di salvarsi fuggendo attraverso le fognature (kanal in polacco) della città. Secondo film della prima trilogia bellica di Wajda, formata da Pokolenie (1956) e Cenere e diamanti (1958) che lo impose all’attenzione internazionale. Non è, come si scrisse, un dramma sull’eroismo inutile della tradizione polacca. L’originalità di Wajda consiste nel porsi nella cerniera tra storia personale e storia nazionale dove i dati esistenziali (l’angoscia morale, il disfacimento nella morte, la paura) si fanno razionali, costantemente visti in una dimensione politica e civile. (Dal Morandini)
Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes 1957 (ex aequo con “Il settimo sigillo” di Ingmar Bergman).
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Tatarak (2009) Andrzej Wajda

Tatarak

Un’amara parabola sulla morte ma, contemporaneamente, sulla provvisoria e fugace ricerca della felicità sospesa tra finzione e vita reale, in cui emerge Krystyna Janda che mette a nudo se stessa nel ricordo del marito perduto, il direttore della fotografia Edward Klosinski. La pellicola è strutturata su un doppio livello. Da una parte racconta la storia di Marta, la moglie di un medico di un piccolo borgo che s’invaghisce di Bogus, un ragazzo molto più giovane di lei. Dall’altra mostra l’attrice protagonista Krystyna Janda che, sola in una stanza, ricostruisce ‘a cuore aperto’ in modo semplice e toccante gli ultimi mesi di vita del marito Edward Klosinski, direttore della fotografia a cui il film è dedicato. Continua a leggere

Czlowiek z zelaza (1981) Andrzej Wajda

Czlowiek z zelaza

Nell’agosto 1980 un giornalista radiofonico, servo del regime più che della verità, ha lo sporco compito di fare un servizio diffamatore su Maciej Tomczyk, sindacalista di punta del nascente Solidarność nei cantieri navali di Danzica e scopre che è il figlio di Mateusz Birkut, l’eroe di L’uomo di marmo (1977) ucciso dalla polizia durante gli scioperi del 1970. Conosciuta la moglie Agnieszka, carcerata per attività antigovernativa, il giornalista smette di cooperare con le autorità. Continua a leggere

Dyrygent (1980) Andrzej Wajda

Dyrygent

Dopo cinquant’anni di esilio un vecchio e celebre direttore d’orchestra polacco decide di tornare in patria. Durante le prove di un concerto si scontra con il direttore locale, marito ambizioso e possessivo di una violinista, figlia della donna amata in gioventù dall’esule. Corrisponde, nell’itinerario di Wajda, a Prova d’orchestra in quello di Fellini: una metafora sul socialismo in Polonia, un film politico sul tema del potere. Ma anche un film sulla musica, sul matrimonio, sul ritorno in patria, sull’arte e i suoi rapporti con la vita. (dal Morandini) Continua a leggere

Lotna (1959) Andrzej Wajda

Lotna

Polonia, 1939. Lotna, una bianca puledra, scampata ad una battaglia, si rifugia in un castello. Un ufficiale la trova e la prende con sé. Alla sua morte, Lotna passa ad un sottotenente. Poi, quando questi si sposa, ad un cadetto. E così di seguito, sino alla propria fine. Le situazioni, gli uomini, i fatti militari, hanno tutti un valore di metafora, come la stessa Lotna, la cui morte tra la suggestiva scenografia di un mulino semidistrutto rappresenta la fine di una Polonia romantica e folle, cancellata dal mondo moderno. Questa fine, nondimeno, Wajda l’ha voluta bella e degna in tutto della grande tradizione barocca della sua terra (Guy Gauthier). (da mymovies.it) Continua a leggere

Czlowiek z marmuru (1977) Andrzej Wajda

Agnieszka, giovane regista TV, vorrebbe fare un’inchiesta su Mateusz Birkut, proclamato eroe del lavoro negli anni ’50. Molti ostacoli: paure, reticenze, omertà, falsi pudori, preoccupazioni politiche. Ma a poco a poco scopre come divenne un famoso operaio stakanovista; perché cadde in disgrazia e finì in prigione; perché, liberato nel ’56, rifiutò di ridiventare un personaggio pubblico e morì a Gdansk (Danzica) il 18 dicembre 1970 durante gli scontri tra operai e forza pubblica. Continua a leggere

Wszystko na sprzedaz (1969) Andrzej Wajda

Un uomo corre per prendere un treno in corsa, inciampa, cade, muore. È la scena di un film in cui, in assenza dell’attore, il regista (Lapicki) gli ha fatto da controfigura. L’attore non si trova. Due attrici – Elzbieta (Czyzewska), sua moglie, e Beata (Tyskiewicz), sua ex moglie e ora consorte del regista – lo cercano, ma la radio annuncia che l’attore è morto in un incidente simile.
Così morì il celebre attore polacco Zbigniew Cybulski (1927-1967). Il regista decide di continuare le riprese, facendone un ritratto dell’amico e un’analisi dei suoi rapporti con lui. Cybulski, indimenticabile protagonista di Cenere e diamanti, non compare mai, ma domina il film. Lo sostituisce Olbrychski che diventerà il suo erede e l’interprete preferito di Wajda che qui “mette tutto in vendita” e a nudo (il cinema, l’ambiente del cinema, l’epopea resistenziale, sé stesso e il suo privato) in un inestricabile intreccio di realtà e finzione, vita e arte. Svolta decisiva nel suo itinerario registico e uno dei “classici” del cinema sul cinema, il 9° lungometraggio di Wajda ha una struttura doppia, fonte dell’ambivalenza del suo sguardo, con una 1ª parte “ascendente e vana” e una 2ª “discendente ma costruttiva”: “la commemorazione diventa liquidazione e la ricostruzione crudele e lucida di un ‘mito’ il modo migliore di distruggerlo” (G. Curi).
Al di là della ricchezza delle invenzioni e di quelli che critici e spettatori pigri chiamano eccessi intellettualistici, è un’opera aperta e autocritica, forse la più onesta resa dei conti che un cineasta abbia mai realizzato con sé stesso. (dal Morandini) Continua a leggere

Popiól i diament (1958) Andrzej Wajda

Popiol i diament

Dal romanzo (1948) di Jerzy Andrzejewski con cui il regista scrisse la sceneggiatura. 7 maggio 1945, primo giorno di pace in una cittadina polacca. Maciek (Cybulski), che ha combattuto contro i tedeschi nella nazionalista A.K. (Armja Krajowa) e fa parte di un gruppo antibolscevico, riceve l’ordine di assassinare Szczuka (Zastrzezynski), appena rientrato dall’esilio in URSS. Pur in preda a dubbi e sfiducia, esegue il mandato.
3° lungometraggio di Wajda, e il suo capolavoro giovanile, di importanza epocale per molte ragioni, anche come anticipazione del nuovo cinema degli anni ’60. Non lo è soltanto per le memorabili sequenze che peraltro servivano ai detrattori per accusarlo di barocchismo e simbolismo artificioso: i bicchierini di vodka accesi per ricordare i compagni caduti; le tre fasi della passeggiata notturna dei due innamorati; il ballo fantasmatico all’hotel Monopol, epicentro del racconto; la fuga e la morte finale di Maciek tra la spazzatura. Pur con la stringatezza di un film d’azione americano, è un’opera insolita per complessità di temi e varietà di toni, condotte a unità da Maciek, moderno eroe negativo che quasi blocca lo spettatore a mettersi emotivamente dalla sua parte. Paradossalmente è un film troppo ricco che ha bisogno di essere rivisto per penetrarne la tragica bellezza. Titolo preso dai versi del poeta polacco Cyprian Kamil Norwid (1821-83). Bianconero di Jerzy Wojcik, scene di Roman Mann, musica di Jan Irenz. Premio Fipresci a Venezia 1959. (dal Morandini) Continua a leggere