Archivi tag: Belgio

Là-bas (2006) Chantal Akerman

Là-bas

Realizzato per caso a costo quasi zero, ”Là-bas” è ambientato a Tel Aviv: pochi dialoghi, macchina da presa fissa a inquadrare ciò che si vede dalla finestra di un appartamento e una voce fuori campo, quella della stessa Akerman, ad esprimere pensieri, impressioni e riflessioni su un paese (Isarele) nel quale ”compiere anche il più banale dei gesti quotidiani diventa un’impresa eroica”. (da Ticinonline)
”Non ho mai desiderato realizzare un film in Israele. E’ stato il mio produttore Xavier Carniaux a suggerirmi di farlo. All’inizio gli ho detto che era un’idea pessima e mi sono rifiutata. Avevo il timore che la mia soggettività potesse condizionare il mio lavoro e soprattutto che potesse prendere il sopravvento”. (Chantal Akerman) Continua a leggere

No home movie (2015) Chantal Akerman

No home movie

«Questo è prima di tutto un film su mia madre, mia madre che non c’è più. Su questa donna arrivata in Belgio nel 1938, in fuga dalla Polonia, dalle atrocità e dai pogrom. Questa donna che vediamo soltanto nel suo appartamento. Un appartamento di Bruxelles. Un film sul mondo che cambia e che mia madre non vede.» (Chantal Akerman)
Presentato in concorso al Festival di Locarno 2015, due mesi prima del suicidio della regista. Continua a leggere

Toto le héros (1991) Jaco Van Dormael

Toto le héros

Convinto di essere stato scambiato nella culla con il coetaneo e vicino di casa Alfred, quindi di essere cresciuto in una famiglia non sua e di aver vissuto la vita di un altro, Thomas (detto Toto), ospite nel 2027 di una casa di riposo, fantastica di uccidere colui che gli ha rubato la vita, Alfred, ricco e potente.
Opera prima del belga Van Dormael (1957), il film è narrato con una serie di sconnessioni temporali, secondo il libero flusso dei ricordi e delle associazioni mentali di Thomas. È una storia sotto il segno della morte, ma sorvegliata dagli angeli custodi di un’allegra ironia e di un bizzarro umorismo, molto fiammingo anche nei suoi estri surreali, che le conferiscono un particolare fascino e l’hanno reso uno dei film più premiati e ammirati del 1991. (Dal Morandini) Continua a leggere

Les rendez-vous d’Anna (1978) Chantal Akerman

Les rendez-vous d'Anna

Anna è una filmaker impegnata nella presentazione del suo ultimo film; i suoi incontri, i suoi viaggi per l’Europa, costituiscono la conclusione del primo itinerario formativo di Chantal Akerman. Osservando Les Rendez-vous d’Anna, si ha la conferma che quanto transita davanti ai nostri occhi è in qualche modo la vita stessa della cineasta belga e la si ha, proprio nel momento in cui assistiamo all’incontro tra Anna e sua madre. Continua a leggere

Jeanne Dielman, 23 Quai du Commerce, 1080 Bruxelles (1975) Chantal Akerman

Jeanne Dielman

Tre giorni nella vita di Jeanne Dielman costretta a prostituirsi per mantenere se stessa e il figlio adolescente.
Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles nella sua titanica lunghezza (più di 3 ore), più che una rappresentazione universale-generale della figura femminile post-68 e post-moderna, è sopratutto il ritratto molto intimo e molto silenzioso di una donna comune intrappolata nella sua quotidiana lotta alla sopravvivenza, più che dal mondo, da se stessa. L’involucro di apparente pacatezza si incrina quando il limite di sopportazione si fa via via più sottile e la pazienza si esaurisce… [continua] Continua a leggere

Histoire de détective (1929) Charles Dekeukeleire

Histoire de détective

Una donna, preoccupata per le continue assenze del marito, incarica un detective di seguirlo. A prima vista il film sembra strutturato in modo classico, tanto più quando Charles Dekeukeleire intermezza il suo film con titoli che ci informano degli ultimi sviluppi della storia. Eppure ciò serve solo a creare un pretesto narrativo per interrompere la narrazione stessa a favore del puro cinema. Il detective come strumento di indagine utilizza materiale fotografico: in tal modo, la fotocamera diventa il personaggio principale e la sua soggettività il soggetto principale del film. Titoli disegnati dal pittore Victor Servranckx.

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Le départ (1967) Jerzy Skolimowski

Le départ

Fanatico di auto da corsa, un garzone parrucchiere riesce a procurarsi una Porsche per partecipare a una gara, vendendo i capelli che gli offre una ragazza innamorata di lui. La mattina della gara si sveglia troppo tardi. 1° film girato nell’Occidente capitalista dell’irrequieto e talentoso polacco Skolimowski, è la storia di un’educazione sentimentale nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, raccontata con una decontratta e leggera energia che non poco deve ai francesi della Nouvelle Vague (Truffaut, Godard), al vispo Lester di quel periodo, con qualche eco del grande Buster Keaton. Attenzione alla colonna musicale di Krzysztof Komeda, collaboratore abituale del giovane Polanski. Orso d’oro a Berlino. (dal Morandini) Continua a leggere

Toute une nuit (1982) Chantal Akerman

Toute une nuit

Una calda notte d’estate in una metropoli: uomini, donne, una ragazzina, frammenti di vita con amori che nascono, finiscono, separazioni, ritrovamenti. Dopo un temporale, l’alba. Su due temi a lei cari – il nomadismo affettivo, la città come incrocio di incontri e derive – con dialoghi ridotti al minimo e lunghi piani-sequenza di insinuante suggestione. Un’opera originale di radicale sperimentalismo stilistico che, nel suo rifiuto della psicologia espositiva, sollecita lo spettatore sensibile a emozionarsi, immaginare, completare, viaggiare nel territorio dell’ineffabile sentimentale. (dal Morandini) Continua a leggere

Je, tu, il, elle (1976) Chantal Akerman

Je, tu, il, elle

Il primo lungometraggio della Akerman “Je, tu, il elle” (1974) rappresenta un modello del suo modo di lavorare. Può essere visto come uno studio sulla mutabilità dei limiti dell’identità e della sessualità. Basato su di una storia che la Akerman scrisse nel 1968 a Parigi, il film è diviso in tre parti: “Tempo della soggettività”, “Tempo degli altri” e “Tempo di relazione”. Continua a leggere

Misère au Borinage (1933) Joris Ivens, Henri Storck

Misère au Borinage

Il documentario è composto da filmati che testimoniano la repressione di uno sciopero negli Stati Uniti seguiti da altri che illustrano le lotte e la vita quotidiana dei lavoratori del Borinage, una zona mineraria nel Belgio meridionale che visse uno dei suoi periodi più tragici agli inizi degli anni Trenta. Infatti, dopo la terza diminuzione del salario dei minatori in meno di due anni, nel giugno del 1932 venne organizzato uno sciopero che raggiunse l’apice con una marcia su Bruxelles di 250.000 lavoratori. La repressione fu violentissima. Nel mese di luglio la disfatta era completa. Henri Storck, figura determinante per la cinematografia belga, chiese a Ivens di aiutarlo a girare un film sulle condizioni del Borinage, per «mostrarle a tutto il mondo e aiutare i minatori». La realizzazione fu difficile e rischiosa. Le immagini vennero prese di nascosto o ricostruite con gli operai. Tornati a Bruxelles, i due registi montarono il film. Inizialmente venne affidata la stesura di un commento a Bertold Brecht, poi si preferì lasciarlo muto con le didascalie. E’ Ivens stesso a ricordare che: «Con Borinage nella mia vita tutto cambia a 180°». La critica fu spietata: il film, divenuto quasi una ‘carta d’identità politica’, ebbe difficoltà di circolazione. L’opera rimane oggi uno dei più grandi documentari di Ivens e un riferimento indispensabile per tutto il cinema militante. (da cinemambiente.it) Continua a leggere