Archivi tag: Danimarca

Ofelias Blomster (1968) Jørgen Leth

Ofelias Blomster

Nella scenografia di Per Kirkeby, con un fondale blu sulla riva di un laghetto in prossimità di una foresta, l’attrice danese Lene Adler Petersen pronuncia il monologo della pazzia di Ofelia, tratto dall’Amleto di Shakespeare. Tuttavia è continuamente interrotta dal rumore di due blocchi di legno e ogni volta deve ricominciare. In tal modo le parole perdono rapidamente il loro significato e il nostro interesse si sposta dal testo al suono che emerge dalle labbra di Lene Adler Petersen. Continua a leggere

Krzysztof Kieslowski: I’m so-so (1996) Krzysztof Wierzbicki

Krzysztof Kieslowski I'm so-so

Pochi mesi prima della morte, il regista e sceneggiatore Krzysztof Kieslowski espone il suo punto di vista sulla vita, le persone, la politica, e commenta alcuni suoi film (Gadajace Glowy, Spokoj, Amator, Destino Cieco, Il Decalogo I, Film Rosso), in una conversazione molto aperta e informale. Condensato in quasi un’ora, ecco il testamento artistico di uno dei più grandi autori cinematografici del ‘900. Continua a leggere

Blade af Satans bog (1920) Carl Theodor Dreyer

Blade af Satans bog

Quattro incarnazioni di Satana nella storia: è un fariseo che convince Giuda a tradire Cristo; un inquisitore che spinge il monaco don Fernandez ad accusare di stregoneria e violentare una ragazza; un giacobino che persuade il servo Joseph a consegnare i padroni ai rivoluzionari; e una specie di Rasputin che, questa volta, non riesce a spezzare l’amore di una coppia di finlandesi che lottano contro i rivoluzionari russi. Ispirato a Intolerance di Griffith e adattato da un romanzo di Marie Corelli, il secondo film di Dreyer è quasi una prova generale delle opere future del regista in cui spiccano le figure delle vittime, dalla patetica Maria Antonietta al dolente e umanissimo Giuda, e un’interessante concezione del diavolo che tenta l’uomo solo perché costretto da Dio, sapendo che ogni successo sarà fonte di ulteriore dannazione. (dal Mereghetti) Continua a leggere

Sult (1966) Henning Carlsen

Sult

Adattamento dell’omonimo romanzo “Sult” (Fame) di Knut Hamsun, il titolo ha dato fama internazionale al regista Henning Carlsen, storica icona del cinema Danese. Uno sprovveduto quanto singolare scrittore si aggira per le strade della Oslo del 1890 in cerca di un editore. In balia di alterne fortune, complice la propria natura, si ritrova in breve affamato e solo. Pungente, visionario e al contempo concreto, Carlsen eleva i contenuti del romanzo stilizzando la natura umana e regalando sequenze indimenticabili alla storia del cinema. La mano del regista è magistrale nell’uso di ipnotici tempi di stacco che, dando vita a subliminali attimi di stallo, generano flash indelebili. Continua a leggere

Afgrunden (1910) Urban Gad

Afgrunden

Magda, insegnante di pianoforte, incontra sull’autobus un giovane che si innamora di lei e la invita a trascorrere le vacanze estive nella residenza di campagna dei genitori. Proprio in quell’occasione Magda si imbatte in un cowboy di circo che l’attrae irresistibilmente. I due fuggono insieme. Li ritroviamo, qualche tempo dopo, a lavorare insieme come ballerini. L’uomo comincia a tradirla, ma lei, nonostante la loro relazione sia ormai compromessa, lo ama ancora…
Il film, con i suoi toni di melodramma erotico, attirò l’attenzione internazionale sul cinema danese. Famosa la scena in cui Asta Nielsen (all’epoca celebre attrice, soprannominata “Diva silenziosa” o “Diva del nord”) e Poul Reumert ballano una danza apache parigina, cosa oltremodo osé per l’epoca e ritenuta volgare, ma che fece diventare il film un grande successo. Continua a leggere

Sånger från andra våningen (2000) Roy Andersson

Strani eventi in una città: macchine imbottigliate in un traffico infernale, un imprenditore che dà fuoco alla sua ditta, funzionari pallidi come cenci, case che si muovono, fantasmi che tornano alla vita, e una bambina sacrificata per il bene della popolazione. Curiosissima visione, opera per certi tratti apocalittica firmata dallo svedese Roy Andersson che suggerisce attraverso la sua declinazione sarcastica della realtà un percettibile stato di malsana inquietudine. (da mymovies.it)

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Vredens dag (1943) Carl Theodor Dreyer

Vredens dag

La giovane moglie di un pastore protestante s’innamora del figliastro. Il marito, saputa la verità, muore d’infarto e la madre di lui accusa la nuora di stregoneria. Quando anche il giovane amante, intimorito dalle minacce della nonna, si schiera contro la matrigna, la donna si lascia giudicare e condannare al rogo senza difendersi. Uno dei capolavori assoluti del cinema di tutti i tempi. Il rigore nella ricerca delle immagini (ispirata alla grande pittura fiamminga), la fotografia del paesaggio, la forza e l’intelligenza delle idee espresse dall’autore fanno di Dies Irae un film memorabile. (dal Morandini)

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Du skal aere din hustru (1925) Carl Theodor Dreyer

Du skal aere din hustru

7° film muto di C.T. Dreyer, tratto da Tyrannens Fäld (La caduta del tiranno, 1919), commedia di Svend Rindom che il regista purifica e sfronda secondo i principi del suo stile: concentrazione e rarefazione. A Copenaghen l’orologiaio Viktor tiranneggia la moglie Ida e i tre figli. Malata, Ida lascia la casa per curarsi, sostituita dall’energica nutrice Mads (M. Nielsen) che in un mese ridimensiona e fa pentire il tiranno. Ida ritorna dal marito che sembra cambiato e rimette in moto la pendola: “Il cuore della casa batte di nuovo.” Lieta fine ironicamente ambigua. Basta la vecchia governante Mads per dire che questa didattica “storia di un’educazione (obbligata)” ha una leggerezza e una grazia che fanno di Dreyer anche un maestro della commedia: 1) scelta perfetta dei comici; 2) uso originale dello spazio a 360 gradi; 3) soffice e rigorosa direzione degli attori, basata sul togliere e sulle sfumature dei primi piani; 4) montaggio fluido e invisibile, adottato dai registi USA dopo il 1915. Rispecchia fedelmente la poetica dreyeriana: l’elogio dell’amore coniugale; il tema della resistenza passiva; la plastica descrizione della banalità quotidiana. (dal Morandini)

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Princess (2006) Anders Morgenthaler

Fratello di una star del cinema hard appena defunta, August, il protagonista di «Princess», decide di prendersi cura della nipotina di cinque anni, Mia, ma la scoperta che la piccola ha subìto sevizie riaccende in lui l’odio per coloro che hanno sfruttato la sorella… e inizia la mattanza.
Insolito cartone animato, realizzato con tecniche miste e a basso budget, dal forte impatto formale. Continua a leggere

Det perfekte menneske (1967) Jørgen Leth

Una stanza bianca, vuota, solo alcuni elementi essenziali per ciascuna sequenza. Un letto, una coperta e un materasso, un tavolo e delle sedie. “Adesso vedremo l’uomo perfetto in azione”, sentiamo dire, e la voce di Leth sovrappone parole descrittive o enigmatiche ai piccoli gesti che il film ci mostra: l’uomo si tocca il volto in maniera indagatoria, riempie la pipa, si taglia le unghie, si spoglia, ma compie anche azioni più peculiari: salta come se fosse leggerissimo, schiocca le dita in modo strano, danza con movimenti esagerati e senza musica. (da mymovies.it)
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