Archivi tag: David Wark Griffith

True Heart Susie (1919) David Wark Griffith

True Heart Susie

Dalla novella di Marion Fremont. Una giovane campagnola (Lillian Gish) vede il ragazzo che ama (Robert Harron) preferirle una ragazza di città (Clarine Seymour). Un po’ sentimentale e vittoriana, questa storia, troppo simile ai soggetti cari a Mary Pickford, è tuttavia illuminata da Lillian Gish, con la sua fragile grazia, il suo tenero umorismo, la sua affascinante timidezza. La messa in scena è perfetta nella sua semplice naturalezza, la narrazione sobria e sicura. (Dal Dizionario dei film, Firenze, Sansoni, 1968) Continua a leggere

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The battle of the sexes (1928) David Wark Griffith

The battle of the sexes

Pochi altri film si prestano a fare il punto sulla carriera di Griffith alla fine degli anni ’20 di questo suo remake del 1928 di The Battle of the Sexes. In primo luogo, i rifacimenti sono sempre stati una rarità nella carriera di Griffith, inoltre, tra le due versioni del film era trascorso un intervallo di 14 anni – anni molto turbolenti, in cui si era assistito a una guerra mondiale, all’avvento dei ruggenti anni Venti e ad una serie di vasti cambiamenti sociali rispetto ai quali, come ci è stato ripetuto spesso, il regista non aveva saputo tenere il passo. Dato però che l’azione del secondo film si svolge in un mondo profondamente cambiato dal 1914, in qualche misura, The Battle of the Sexes contraddice questo assunto. (dalle Giornate del Cinema Muto)

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Intolerance: Love’s struggle throughout the ages (1916) David Wark Griffith

Intolerance

Uno scioperante condannato alla forca in seguito a un licenziamento di massa; un Nazareno avversato da sacerdoti e potenti crocifisso dopo il miracolo di Cana; l’amore tra un cattolico francese e una protestante troncato dalla strage degli Ugonotti; Babilonia conquistata nel sangue dall’esercito persiano di Ciro. Quattro quadri storici, quattro momenti di trionfo dell’intolleranza, collegati tra loro dall’immagine di una donna che culla un bambino.
Sontuose scenografie, migliaia di comparse, l’uso innovativo del montaggio alternato, fanno del film un monumento della settima arte. E dopo di lui il cinema fu un’altra cosa. (da filmtv.it)

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The birth of a nation (1915) David Wark Griffith

The birth of a nation

Dai romanzi The Clansman e The Leopard’s Spots di Thomas Dixon. Due famiglie legate da forti vincoli di amicizia, gli Stoneman della Pennsylvania e i Cameron del South Carolina, sono separate dalla guerra civile che fa vittime tra gli uni e gli altri. Il ritorno della pace non calma gli animi. Lincoln è assassinato. Il Sud sconfitto è in mano ad affaristi del Nord senza scrupoli e ai neri violenti e ignoranti. Come reazione nasce il Ku Klux Klan che vendica i torti, ristabilisce l’ordine e salva i Cameron e gli Stoneman, assediati dalla soldataglia nera. Umanista di radici cristiane, potente narratore che spiritualmente appartiene all’Ottocento, vicino per il gusto del melodramma più a Dickens che a Whitman, reazionario sulla questione razziale (era figlio di un colonnello razzista), ma liberal in altri campi, Griffith fa un film innegabilmente razzista, celebrativo e non storico, ma, come disse Ejzenštejn, “nulla può togliergli la gloria di essere stato uno dei veri maestri del cinema americano”. Enorme fu la sua importanza sugli sviluppi tecnici, produttivi e narrativi del cinema americano: aprì definitivamente la strada al lungometraggio sulla quale si erano già messi diversi film europei, soprattutto italiani. (dal Morandini)

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A corner in wheat (1909) David Wark Griffith

Il “re del frumento”, uno speculatore in granaglie, ha organizzato un grande “accaparramento” acquistando di fatto il controllo del mercato mondiale del grano. Il film mostra il duplice effetto che ciò produce, sugli agricoltori che coltivano il grano senza riceverne i profitti e, contemporaneamente, sui consumatori che devono fronteggiare i prezzi inflazionati. I più duramente colpiti sono i più poveri, impossibilitati a sostenere il rialzo del prezzo del pane. Il fondo di carità per il pane non ce la fa, infatti, ad affrontare l’emergenza del rincaro dei prezzi. Molte persone soffrono la fame al punto da organizzare delle sommosse per procurarsi il pane quotidiano. Il “re del frumento”, grazie ai suoi profitti, può organizzare per i suoi ospiti dei sontuosi banchetti offrendo vino e cibi a volontà. Egli conduce un gruppo dei suoi ospiti dell’alta società a visitare i silos dove viene stipato il grano. Quando gli ospiti se ne sono andati, esultando per un telegramma che lo informa di avere raggiunto il monopolio mondiale del settore, egli scivola e muore sepolto dal suo stesso grano. Dopo la scena della morte dello speculatore, si torna nuovamente sulla figura dell’agricoltore intento a seminare il prossimo raccolto. Nessun altro film di Griffith del periodo Biograph ha suscitato altrettanto interesse e, senza ombra di dubbio, meritatamente. Alcuni critici e storici, da Tom Gunning a Russell Merritt a Helmut Färber, lo ritengono non solo il migliore film di Griffith del periodo Biograph, ma anche, sotto certi aspetti, il suo capolavoro tout court. (da Le Giornate del Cinema Muto)

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Broken Blossoms (1919) David Wark Griffith

Nel povero quartiere di Limehouse a Londra un commerciante cinese accoglie con casto amore Lucy, tredicenne orfana di madre sulla quale il padre sfoga brutalmente le sue frustrazioni di pugile fallito. Quando, scoperto il suo nascondiglio, il violento riprende la figlia e la massacra di botte, il cinese lo uccide e poi si dà la morte. Questo melodramma di stampo vittoriano, così sforzato nel suo patetismo, è uno dei più celebrati film del grande Griffith e offre una famosa interpretazione della Gish, che pur aveva dieci anni più del personaggio. È uno dei film che portano verso la maturità espressiva il linguaggio del muto per uso della luce, ambientazione scenografica, recitazione (con un Crisp sopra le righe), vibranti scene d’azione, montaggio alternato tipicamente griffithiano. (dal Morandini)

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