Archivi tag: Elia Kazan

A tree grows in Brooklyn (1945) Elia Kazan

A Brooklyn, all’inizio del Novecento, vita dura per una irlandese madre di due figli che ha sulle spalle anche un marito simpatico, ma spesso disoccupato perché beone. 1° film di Kazan con una saga familiare di buoni sentimenti, sempre in bilico sul mélo, intessuta di piccoli piaceri e grandi dolori, piccole noie e grandi gioie. Poco personale, forse, ma di un artigianato narrativo squisito, non privo né di umorismo né di asprezza nella puntigliosa descrizione dell’ambiente sociale. Oscar per J. Dunn, attore non protagonista. (dal Morandini) Continua a leggere

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America, America (1963) Elia Kazan

America America

Anatolia (Turchia) 1896: le minoranze greche e armene sono oppresse e represse. In contrasto con la famiglia e le autorità turche, il giovane greco Stavros sogna l’America. Dopo varie politiche e sentimentali peripezie a Costantinopoli dov’era stato inviato dal padre, riesce a imbarcarsi e a mettere piede a New York. È il 16° film di Kazan, il 1° che scrisse da solo derivandolo da un suo romanzo in cui aveva ricostruito la storia della moglie e soprattutto dello zio Joe Kazan (Nijoglou) e del modo con cui era arrivato in America. Realizzato tra molte difficoltà, è considerato dal suo autore il suo film migliore almeno per l’ambientazione e i costumi. È certamente il più sincero e personale, il più libero da ogni manierismo ed estetismo, affidato a uno splendido bianconero di Haskell Wexler, ricco di lirismo e di energia narrativa, costruito su capitoli di diverso ritmo alla maniera di una saga picaresca, interpretato in gran parte da attori non professionisti. (dal Morandini) Continua a leggere

A letter to Elia (2010) Martin Scorsese, Kent Jones

A letter to Elia

Vedere Fronte del porto e La valle dell’Eden da giovane è stata per Martin Scorsese, cresciuto a Little Italy, un’esperienza che gli ha cambiato la vita. Scorsese, che vediamo o ascoltiamo durante tutto il film, ripercorre la vita di Kazan, nonché la propria, nel segno di quella crescente presa di coscienza che ci dovesse essere un artista dietro la cinepresa, qualcuno «che mi conosceva, forse meglio di quanto conoscessi me stesso». Continua a leggere