Archivi tag: Friedrich Wilhelm Murnau

Schloss Vogelöd (1921) Friedrich Wilhelm Murnau

Schloss Vogelöd

A causa di un violento temporale, alcuni uomini dell’alta società si ritrovano ad alloggiare nel castello di Vogelod, dove il barone di Vogelschrey (Arnold Korff) è padrone di casa. Qui giungono il conte Johann Oetsch (Lothar Mehnert), accusato dell’omicidio del proprio fratello, la vedova di quest’ultimo (Olga Tschechowa) e il suo nuovo marito, il barone Safferstätt (Paul Bildt). L’arrivo di un misterioso prete porterà ulteriore scompiglio e una serie di rivelazioni scioccanti. Continua a leggere

Der brennende Acker (1922) Friedrich Wilhelm Murnau

Der brennende Acker

Morto il padre, Johannes lascia la vita di campagna e diventa segretario di un conte. Quando anche il nobile passa a miglior vita, Johannes ne sposa la vedova, Helga, solo per diventare proprietario di un terreno ricco di petrolio detto “il campo del diavolo”. Dopo una serie di tragiche disavventure nelle quali perderanno la vita sia Helga che Gerda, figlia di primo letto del conte, Johannes, sconfitto, farà ritorno alla fattoria paterna. (dal Morandini) Continua a leggere

City girl (1930) Friedrich Wilhelm Murnau

City girl

Lem Tustine, figlio di un grosso agricoltore del Minnesota, torna da Chicago, dove era andato per vendere una partita di grano, insieme a una nuova moglie. Kate, una ex-cameriera, non incontra l’approvazione di Tustine padre che la crede una cacciatrice di dote. Gli sforzi della ragazza per ingraziarsi il suocero non hanno successo. Quando una notte, durante una grandinata… (da Wikipedia) Continua a leggere

Tabu: A Story of the South Seas (1931) Friedrich Wilhelm Murnau

Nell’isola di Bora Bora, Reri è scelta come vergine consacrata, dunque tabù: ogni uomo che l’avvicina e la desidera rischia la morte. Reri, però, ama Matahi e con lui si rifugia in un’isola vicina dove il giovane diventa il miglior pescatore di perle della zona. Il grande sacerdote Hitu li ritrova e riconduce Reri a Bora Bora. Nel tentativo di raggiungere la barca a nuoto Matahi annega. Ultimo film di Murnau al quale collaborò per la sceneggiatura il documentarista Robert Flaherty, girato con interpreti tahitiani non professionisti. Una volta tanto si può dirlo senza esagerare: un film mitico, un meraviglioso poema di amore e di morte sullo sfondo ancora incontaminato dei Mari del Sud. “Rifacendosi ai temi capitali di Murnau Tabù affronta la tematica dell’impraticabilità del desiderio, dell’irraggiungibilità dell’altro, e persegue uno schema canonico che dall’innocenza ludico-adolescenziale delle prime sequenze conduce al capovolgimento drammatico del finale, tutto risolto nel circuito freudiano dell’amore e della morte” (P.G. Tone). Oscar per la fotografia di Floyd Crosby. (dal Morandini)

Continua a leggere

Aurora (1927) Friedrich Wilhelm Murnau

Sedotto da un’affascinante donna venuta dalla città, il giovane contadino Ansass tenta di uccidere la moglie Indre, simulando un incidente, per poter fuggire con l’altra. Tuttavia, durante una gita in barca, l’uomo, pur avendone l’occasione, non trova il coraggio di eliminare la moglie, finendo anzi con il rinsaldare il suo legame matrimoniale. A sera però, mentre ritornano in barca verso la loro fattoria, un temporale fa cadere Indre in acqua. Dopo aver chiesto aiuto, le ricerche portano solo al recupero dei resti dell’imbarcazione: è allora che Ansass decide di ritrovare e uccidere la donna di città, che lo aveva istigato all’omicidio, ma proprio mentre sta per strangolarla, l’uomo apprende che la moglie è stata salvata da un vecchio pescatore. (dal Morandini)

Continua a leggere

Faust – Eine deutsche Volkssage (1926) Friedrich Wilhelm Murnau

Mefistofele tenta il vecchio mago Faust prima con la possibilità per un giorno di compiere miracoli, poi con i piaceri della giovinezza. Faust seduce Margherita che, quando il suo bambino muore, è condannata al rogo per infanticidio. Maledetta la giovinezza e ritrasformato in vecchio, Faust sale sul rogo. Nell’epilogo in cielo l’arcangelo Gabriele annuncia che l’amore ha reso nullo il patto e ha salvato l’anima di Faust. Prodotto dall’UFA con grandi mezzi, le scenografie di Robert Herlth e Walter Röhrig e i testi di Gerhart Hauptmann (che poi Murnau non utilizzò), il film è – anche grazie alla fotografia di Carl Hoffman, l’operatore di I Nibelunghi – un grande risultato plastico anche se il suo coté medievale non è da prendere molto sul serio. L’interprete di Valentino è il futuro regista William Dieterle. “La segreta autenticità del Faust va cercata a livello figurativo, là dove Murnau rilancia – e trascende – le tensioni retoriche di Lang” (F. Savio). (dal Morandini)

Continua a leggere

Der letzte Mann (1924) Friedrich Wilhelm Murnau

Il vecchio portiere di un albergo di lusso a Berlino viene declassato a inserviente alla toilette e perde il diritto d’indossare la livrea gallonata che gli dava prestigio e potere. Umiliato, deriso, emarginato. L’apparente happy end _ un’eredità lo trasforma in un cliente milionario dello stesso albergo _ ha, invece, una durezza tutta brechtiana. Gli spetta l’ultima risata, titolo italiano ma anche inglese (The Last Laugh). Tolte le due scritte, ironiche e sprezzanti, all’inizio e alla fine (“un improbabile epilogo”), il racconto è svolto senza l’ausilio di didascalie. Prodotto da E. Pommer, scritto da Carl Mayer e fotografato da Karl Freund, è una delle vette del cinema muto e del kammerspiel (teatro di camera) tedesco, un film rivoluzionario nell’uso della cinepresa che, montata sul carrello o sulla gru, acquista una straordinaria libertà di movimento e diventa personaggio dell’azione e produttrice di senso. In questa pessimistica elegia del destino umano, affidata all’enfasi narcisistica di Jannings, Murnau “non nutre speranze, né nella storia né nella trascendenza. Conosce solo la realtà, e il potere, dell’immaginazione” (F. Di Giammatteo). (dal Morandini)

Continua a leggere