Archivi tag: Georg Wilhelm Pabst

Kameradschaft (1931) Georg Wilhelm Pabst

Kameradschaft

La vicenda, basata su un episodio reale, la tragedia mineraria di Courriéres del 1906, è trasferita, dallo sceneggiatore Ladislaus Vajda, per aumentarne la carica polemica, in epoca successiva alla prima guerra mondiale. Siamo infatti in Lorena, nel 1919 la regione appena strappata dai francesi ai tedeschi. Un gruppo di minatori tedeschi varca il confine per trovare lavoro in quella che fu la loro terra. Invece del lavoro, questi uomini trovano sospetto e ostilità, frutto amarissimo dei recenti eventi bellici. Continua a leggere

Prix de beauté (1930) Augusto Genina

Prix de beauté

La dattilografa Lucienne Garnier (Brooks) è eletta Miss Europa all’insaputa del fidanzato (Charlia), ma si rassegna a fare la rispettabile casalinga finché se ne va con un principe (Bradin) che la lancia nel mondo del cinema. Epilogo tragico. “Louise che muore in una sala di cinema mentre la sua immagine continua a vivere sullo schermo, è sempre stata per me il simbolo poetico della permanenza della bellezza femminile attraverso il cinema” (Ado Kyrou). A parte il finale e le sequenze descrittive dei vari ambienti, è un melodramma che conta per la presenza della sua protagonista. Scritto da René Clair su un’idea di W.G. Pabst (in un primo tempo designati anche a dirigerlo), il film fu iniziato nel 1929 in versione muta finché, a metà delle riprese, furono inserite sequenze parlate in quattro lingue (inglese, francese, tedesco e italiano). (dal Morandini)
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Westfront 1918 (1930) Georg Wilhelm Pabst

Westfront 1918

Soldati tedeschi in trincea sul finire del primo conflitto mondiale. Uno studente, dopo cruenti assalti all’arma bianca, passa una notte d’amore con una ragazza “nemica”. Karl, in licenza, trova la moglie a letto con l’amante; decide allora di tornare in prima linea e si offre volontario per una missione suicida. Un classico del cinema pacifista e del primo cinema sonoro (manca il commento musicale per una scelta realistica). (da filmtv.it)

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Die Büchse der Pandora (1929) Georg Wilhelm Pabst

Da Lo spirito della terra (1895) e Il vaso di Pandora (1904) di Frank Wedekind. Lulu, fioraia ambulante e presunta figlia di un mendicante (Goetz), ha una relazione col ricco e cinico Peter Schön (Körtner), manda al cimitero due mariti (il nobile Goll per infarto, il pittore Schwarz per suicidio), diventa ballerina, si fa sposare da Schön che, dopo aver scoperto che suo figlio Alva (Lederer) ne è l’amante, la spinge a uccidersi, ma ne viene ucciso. Processata e assolta, Lulu fugge prima a Parigi, poi a Londra dove, ridotta a prostituirsi, è uccisa da Jack lo Squartatore (Diessl). Una delle punte alte del cinema di Pabst che diede il meglio di sé fino al ’32, questo film muto fu oggetto di molte approfondite analisi e di disparate interpretazioni (Lotte Eisner, Ado Kyrou, Borde-Courtade-Buache ecc.) per il complesso equilibrio tra realismo critico, stilizzazione che evita le trappole del formalismo, immoralismo eversivo, esaltazione della sensualità, sostrato di pietà per i personaggi. (dal Morandini)

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Der Schatz (1923) Georg Wilhelm Pabst

Un giovane operaio, innamorato della figlia del mastro campanaro di Marburgo, viene convinto da questa a cercare un tesoro che da lungo tempo, anche secondo un vecchio operaio, sarebbe nascosto proprio nella bottega. La ricerca si rivela fruttuosa, ma non senza conseguenze. (da filmtv.it)

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Die Liebe der Jeanne Ney (1927) Georg Wilhelm Pabst

Da un romanzo di Il’ja G. Erenburg, sceneggiato a vanvera da Ladislaus Vajda e Rudolf Leonhardt. Dalla Crimea, durante la Guerra Civile, a Parigi le dolorose peripezie a lieta fine dell’amore tra Jeanne (Jehanne), casta fanciulla francese, e il giovane bolscevico Andreas (Henning), amore insidiato dal laido Kalibiev (Rasp) che attenta anche alla virtù di una sua cugina cieca (Helm). 6° film muto di Pabst che trae un ottimo partito stilistico dalle scompigliate carte e dai colpi di scena di un copione che elimina la dimensione pubblica del romanzo. (dal Morandini)

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Tagebuch einer Verlorenen (1929) Georg Wilhelm Pabst

Dal romanzo di Margarethe Böhme, adattato da Rudolf Leon e già portato sullo schermo da Richard Oswald nel 1918. Violentata e messa incinta dall’assistente del padre farmacista, che rifiuta di sposarla perché la farmacia è ipotecata, Thymiane (Maria nell’edizione italiana) è messa in una casa di correzione da cui fugge per diventare l’attrazione di un bordello finché sposa un anziano conte. Tornata nella casa di correzione come dama di carità, dice quel che pensa ai due direttori aguzzini. Ultimo dei 10 film muti di Pabst, forse il più geniale, anche più di Lulù, certamente il più sarcastico nella critica sociale. (dal Morandini)

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Geheimnisse einer Seele (1926) Georg Wilhelm Pabst

Rientrato a casa della moglie (Weyher), un chimico viennese (Krauss) apprende che un cugino, in procinto di ritornare dall’Asia, gli ha inviato un’antica spada giapponese e una statuetta. Entra in crisi depressiva, ha spaventevoli incubi notturni, scopre di essere affascinato dagli utensili da taglio e di avere impulsi aggressivi verso al moglie. Si rivolge a uno psicanalista (Pawlow) che dopo molte sedute l’aiuta a individuare la causa delle sue ossessioni. (dal Morandini)

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Die weiße Hölle vom Piz Palü (1929) Arnold Fanck, Georg Wilhelm Pabst

Un solitario alpinista (Diessl) torna ogni anno sul Bernina (Alpi Retiche) dove morì sua moglie. Incontrata una coppia di giovani, disposti a tentare l’ascensione sul lato Nord di Pizzo Palù (m 3017), si offre come guida. Una bufera li blocca per 72 ore. Arriva una spedizione di soccorso a salvare la donna e il suo compagno. Il film appartiene soprattutto al dr. Fanck, noto specialista di montagna, sagace nel magistero della luce e incline a una enfatica retorica di romantico titanismo sulle “dentate, scintillanti vette.” Oltre alle acrobazie aeree di Udet, pioniere e asso dell’aviazione germanica, è notevole il lungo capitolo notturno della spedizione di soccorso con le fantomatiche serpentine delle fiaccole sulla neve. (dal Morandini)

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Die freudlose Gasse (1925) Georg Wilhelm Pabst

A Vienna nel 1920 una ragazza, figlia di borghesi ridotti in miseria, frequenta una mezzana e una prostituta, rischia di essere violentata da un rapace macellaio, è salvata da un americano. Girato completamente in studio, costruito su due personaggi femminili e sulle loro vite parallele che confluiscono su una strada, sostenuto da un apparato scenografico di forte suggestione, è un melodramma sociale di complessa struttura polifonica con dissonanze e cadute che non ne pregiudicano il fascino. Nell’ottima compagnia di attori avviene un simbolico passaggio del testimone tra A. Nielsen, celebre diva danese al tramonto, e l’astro nascente della svedese Garbo. (dal Morandini)

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