Archivi tag: Iran

Yek rouz bishtar (2000) Babak Payami

Tehran alla vigilia del nuovo millennio. La vita, come in ogni grande città, è difficile. Un uomo, vedovo da alcuni anni, si guadagna da vivere vendendo medicinali al mercato nero. Dà appuntamento ai suoi clienti nelle sale da tè situate vicino alle piazze del mercato e nei vicoli battuti dal vento. È un lavoro pericoloso, a volte, ma è meglio di niente. Ogni giorno prende lo stesso autobus alla stessa ora e alla fermata incontra una donna. I due sono innamorati, ma nessuno lo deve sapere. Anche lei è sola, e vorrebbe non esserlo più. (da torinofilmfest.org) Continua a leggere

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Djomeh (2000) Hassan Yektapanah

Djomeh è un afghano che finisce a lavorare nella sperduta campagna iraniana dopo avere subito una cocente delusione amorosa. Il ragazzo lavora sodo, munge vacche e trasporta latte, accompagnando il suo padrone, ogni mattina, nel paese vicino. Lì i bambini tirano pietre ai forestieri e gli abitanti cercano di sfuggire, con la massima dignità possibile, l’estrema povertà.
La ragion d’essere dell’opera prima di Hassan Yektapanah (già assistente di Kiarostami) è nel riuscire a coniugare, con una semplicità assai rielaborata, forma e contenuto. Anzi: il “messaggio” si trasfigura nella sobrietà dello stile, verrebbe da dire: nella sua purezza. Continua a leggere

Takhté Siah (2000) Samira Makhmalbaf

Takhté siah

Un gruppo di maestri è in cammino sui sentieri iraniani della regione montuosa curda tra Iran e Irak. Trasportano sulle loro spalle grandi lavagne e cercano potenziali scolari; la guerra e la fame, però, fanno sì che a nessuno importi di istruirsi, di imparare a leggere e scrivere: quel che conta è sopravvivere. Uno di loro, Reeboir, s’imbatte in alcuni adolescenti che trasportano merce di contrabbando e tenta, senza successo, di distoglierli dalla loro attività. Said, un altro maestro, viaggia da solo ed arriva in un villaggio semideserto; incontra poi un gruppo di profughi curdi in marcia per rientrare in patria in Iraq dopo i bombardamenti chimici di Saddam Hussein; anch’essi sono disinteressati al suo lavoro, disperatamente tesi al recupero della loro patria. Continua a leggere

The Accordion (2010) Jafar Panahi

The Accordion

Jafar Panahi, agli arresti domiciliari in Iran, ha girato questo cortometraggio nel 2010 poco prima del suo arresto, ed è riuscito a farlo pervenire fortunosamente ed in incognito al mondo occidentale (presentato a Venezia per le Giornate degli Autori). E’ quasi un distillato di tutto il suo cinema. E’ la storia di due fratellini di famiglia povera che chiedono l’elemosina per strada suonando l’accordion (piccola fisarmonica) che viene loro sottratta da un ladro ancor più derelitto e reietto di loro. Costui (che non sa suonare lo strumento) tenta invano di utilizzarlo per elemosinare. I due fratellini, avendolo rintracciato ed essendosi impietositi, abbandonano i propositi di vendetta, ed iniziano con lui una commovente collaborazione fra poveri. Continua a leggere

Pedar (1996) Majid Majidi

Pedar

Mehrollah è un ragazzino di quattordici anni che, dopo la morte del padre, si trova costretto a occuparsi della famiglia. Per trovare un lavoro, si mette in viaggio verso il sud dell’Iran. Tornato nella sua città natale, scopre che sua madre si è risposata. Il confronto tra figliastro e patrigno crea una serie di situazioni tese e porta a una pericolosa avventura. (da torinofilmfest.org) Continua a leggere

In film nist (2011) Jafar Panahi, Mojtaba Mirtahmasb

In film nist

Nonostante sia divenuto una democrazia, l’Iran deve compiere ancora tutti i passi necessari per divenire un paese libero. Lo sa bene il regista Jafar Panahi, condannato nel 2010 a sei anni di reclusione e a vent’anni di interdizione dal set per aver denunciato al mondo, attraverso i suoi film, gli orrori del governo di Teheran. Nel periodo in cui attendeva la sentenza, il regista ha ripercorso in questo documentario la situazione in cui versa l’intera cinematografia iraniana. Ad aiutarlo e a raccoglierne la testimonianza c’è il regista Mojtaba Mirtahmasb, in precedenza assistente di regia di Panahi stesso. (da filmtv.it) Continua a leggere

Nun va Goldoon (1996) Mohsen Makhmalbaf

Nun va Goldoon

Un ex poliziotto si presenta a Teheran al regista Makhmalbaf: vorrebbe recitare nel suo prossimo film. I due si erano incontrati 20 anni prima: il regista, allora estremista diciassettenne, aveva accoltellato lui, guardia dello Scià, ed era finito in prigione. Il film in cantiere rievoca proprio quell’episodio. Ciascuno dei due sceglie “la sua giovinezza”, cioè l’interprete dei propri vent’anni. Ma durante le riprese le cose si svolgono in modo diverso. Anziché colpi di coltello e di pistola, i due ragazzi si scambiano il pane e il fiore del titolo. Fotogramma fisso e fine: un geniale coup de théâtre nel cuore. Film straordinario in cui la semplicità diventa stile e coincide con un’intensità ricca di echi e di riflessioni. Nel cinema iraniano non c’è soltanto Kiarostami. Il titolo originale significa “Un istante di innocenza”. (Dal Morandini) Continua a leggere

Pardé (2013) Jafar Panahi, Kambuzia Partovi

Pardé

Uno scrittore entra in casa e sembra volersi nascondere da qualcosa; tiene le luci spente, applica dei tendoni neri alle finestre ed è in uno stato di continua allerta. Evita ogni contatto con l’esterno e l’unica compagnia è rappresentata dal suo cane. L’equilibrio comincia a spezzarsi quando due sconosciuti entrano in casa chiedendo rifugio… (da filmup.it) Continua a leggere

Khane-ye doust kodjast? (1987) Abbas Kiarostami

Khane-ye doust kodjast?

Si può fare un film di un’ora e mezzo sulla restituzione di un quaderno a un compagno di scuola che per sbaglio un ragazzino del villaggio di Koker ha messo nella propria cartella? È il film che fece conoscere in Europa (3° premio a Locarno 1989) l’iraniano Kiarostami (1940), regista dal 1970. A livello realistico, è una parabola sul bisogno di comunicazione, di rapporto con il prossimo, di cambiare un ordine vecchio con un ordine nuovo: “Con ostinazione Ahmad buca il muro di incomprensione profonda che divide il mondo dell’infanzia dal mondo adulto” (E. Imparato). Continua a leggere

Lebassi Baraye Arossi (1976) Abbas Kiarostami

Lebassi Baraye Arossi

Un ragazzo che lavora in una sartoria è convinto da un amico a prestargli un vestito da cerimonia la sera prima del giorno previsto per il ritiro. Verrà riconsegnato in tempo?
Attraverso una serie di vicende Kiarostami costruisce con la consueta apparente semplicità una storia ricca di suspense e la utilizza per esplorare il mondo dei giovani che lavorano nei negozi e nelle strade di Teheran. Continua a leggere