Archivi tag: Jean Epstein

Mor vran (1931) Jean Epstein

Mor vran

Documentario di Epstein sull’eterna lotta tra gli uomini e gli elementi della natura, in questo caso il mare della Bretagna. L’incertezza del futuro, la morte che è sempre in agguato non scalfiscono l’amore di queste persone per queste rocce e per questo mare, così aspro e duro. La vita prosegue comunque e nuovi amori e nuovi progetti nascono, mostrando scene di vita quotidiana dove si alternano drammi ed allegria. Continua a leggere

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Le tempestaire (1947) Jean Epstein

Le tempestaire

Questo corto di Epstein è sospeso tra superstizione e mistero, un po’ come La chute de la maison Usher: l’atmosfera è la stessa, la storia è quella di un pescatore di sardine, del suo confrontarsi con le forze della natura, a volte ostili ed a volte amiche, e delle paure della moglie. Le immagini del vento e del mare in tempesta ricordano un altro grandissimo regista affascinato da questi temi, Joris Ivens. Continua a leggere

La glace à trois faces (1927) Jean Epstein

La glace a trois faces

Il film racconta in 37 minuti come «le confidenze fattemi da tre donne nascondevano un solo uomo e che quest’uomo era lui», come svela l’ultimo cartello della pellicola, firmato da Paul Morand, prima di mostrare l’immagine di quell’uomo riflessa sulle tre facce di uno specchio: le tre ante restituiscono i tre differenti profili sulla cui dissolvenza si chiude il film.
La breve pellicola è chiaramente tripartita attraverso le infelici storie d’amore di Pearl, una eccentrica dama di compagnia, innamorata di «un uomo di una forza straordinaria, calmo e tirannico»,  della signorina Athalia Roubinowitch, scultrice, innamorata di «una persona debole, che si stanca presto, una specie di bambino fragile» e di Lucie, una povera ragazza lavoratrice – come il dettaglio delle mani screpolate conferma – che aspetta sempre e con pazienza il suo amato anche se «a volte passano mesi senza che venga, e poi all’improvviso una mattina…».
Si tratta dunque di tre donne che appartengono a tre condizioni sociali, culturali ed economiche molto diverse, come gli ambienti in cui agiscono, gli abiti e i gioielli che indossano nonchè gli atteggiamenti e la gestualità che le caratterizzano contribuiscono a sottolineare con chiarezza. Tutte e tre amano lo stesso uomo, di cui però forniscono tre identità differenti.
La quarta parte del film è invece dedicata a «Lui». (Francesco Casetti)

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Finis terrae (1929) Jean Epstein

Finis terrae

16° film di Epstein, il 1° dei suoi 7 film bretoni, sulla vita dei pescatori di alghe delle isole di Ouessant e di Bannec, al largo di Brest, girato con 4 operatori diversi, ma di grande e raffinata omogeneità figurativa. Restaurato nel 1996 e proiettato alla XX edizione (2001) delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone-Sacile. Precursore del neorealismo, semidocumentaristico, influenzato dall’avanguardia francese degli anni ’20 nell’uso del materiale plastico, nel montaggio, nelle allucinazioni del giovane marinaio malato. Inevitabile il rimando a La terra trema di Visconti – che forse lo vide negli anni ’30 a Parigi – nell’attesa sugli scogli delle madri dei compaesani. Il tema centrale è la solidarietà che faticosamente nasce tra chi va per mare e chi lo attende a terra. (dal Morandini)

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Coeur fidèle (1923) Jean Epstein

Coeur fidèle

Obbligata dai parenti a svolgere lavori umilianti e a sposare Paul, un piccolo delinquente alcolizzato, Maria tenta di cambiare vita insieme a Jean, un onesto portuale. Lo scontro con Paul è inevitabile e Jean viene ingiustamente arrestato. Uscito di galera un anno dopo, torna a cercare Marie che nel frattempo ha avuto un figlio da Paul e subisce sempre più maltrattamenti. Il bambino si ammala gravemente e la situazione precipita quando Paul finisce quasi per provocarne la morte.
Uno dei primi manifesti dell’impressionismo francese (da non confondere con l’omonimo movimento pittorico), portò alla ribalta della critica internazionale il nome di Jean Epstein. Viceversa il pubblico dell’epoca non lo apprezzò, disorientato da un melò narrato con grande modernità di linguaggio. (da filmtv.it)

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La chute de la maison Usher (1928) Jean Epstein

Un medico, arrivato nella dimora degli Usher a far visita all’amico Roderick, nota che sua moglie Madeline è a disagio nel posare per il marito che sta dipingendo il suo ritratto. Afflitta da nevrosi, la donna deperisce e muore. Roderick rifiuta di sigillare la bara: potrebbe essere ancora viva. Poi si rassegna. Scoppia un incendio, Madeline riappare (nel quadro la figura femminile è scomparsa), Roderick impazzisce e, mentre il palazzo crolla, fugge con Madeline. Influenzato dall’espressionismo tedesco, Epstein lo rielabora con l’ottica dell’avanguardia francese, ricorrendo al ralenti, privilegiando gli elementi naturali e gli oggetti, resi mobili da una forza invisibile. (dal Morandini)

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