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Show people (1928) King Vidor

Show people

Ragazza di provincia arriva a Hollywood, decisa a sfondare come attrice. Con l’aiuto di un collega ottiene piccole parti comiche, ma aspira ai grandi ruoli drammatici e rischia di rovinarsi sposando un fasullo nobile francese. Il migliore dei 3 film della Davies diretti da Vidor. Spiritoso con brio. Uno dei primi modelli di cinema sul cinema in forma di commedia pimpante e graffiante sul mondo di Hollywood. Una chicca. (dal Morandini) Continua a leggere

The patsy (1928) King Vidor

The patsy

Oppressa da una madre tirannica che favorisce la primogenita, la borghese Patricia si finge matta per attirare l’attenzione del fidanzato della sorella del quale è innamorata cotta. Con la complicità del padre, anch’egli tiranneggiato dalla matriarca, vince la sua battaglia.
Prodotto dalla M-G-M con la Cosmopolitan, società del magnate della stampa William Randolph Hearst di cui M. Davies era la protégée, è la 1ª delle 3 commedie – tratta da una pièce (1925) di Barry Conners, sceneggiata da Agnes Christine Johnson con sapide didascalie di Ralph Spence – dell’attrice con la regia di Vidor. In bilico tra la screw-ball e la sophisticated, è un veicolo per il sottovalutato brio comico della Davies che si esibisce anche in un trio di imitazioni di celebri dive dell’epoca (Gloria Swanson con un po’ di Mae Murray, Lillian Gish, Pola Negri come Carmen) che, almeno per i conoscitori del muto, sono un grande spasso. “È l’unica attrice, secondo me, che metterei all’altezza di Charlie Chaplin” (A.P. Herbert sul Punch). (dal Morandini ) Continua a leggere

The big parade (1925) King Vidor

The big parade

Jim Aperton, playboy del Sud degli Stati Uniti, viene colto dalla fregola di arruolarsi dopo aver visto una parata: la guerra di tricea che lo aspetta sul fronte francese è molto più atroce del previsto. Tornato a casa mutilato di una gamba, scopre che la fidanzata sta per sposare suo fratello: ma in Francia c’è la contadina Mélisande che lo aspetta. (Mereghetti)

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The crowd (1928) King Vidor

The crowd

Storia di un uomo qualunque e di sua moglie in una metropoli (New York): piccole gioie e grandi dispiaceri. L’ultimo grande film muto di Vidor, un’amara parabola sul “sogno americano” che, per tematica e forma, si distacca nettamente dal cinema hollywoodiano del periodo. Influenzato dalla narrativa americana degli anni ’20 (Dos Passos, Dreiser, S. Lewis) e da un certo cinema europeo (Murnau) attento all’esistenza quotidiana degli uomini comuni, ha interpreti ammirevoli, efficaci squarci visivi di New York e un linguaggio inventivo la cui originalità è apprezzabile soltanto collocandolo nel suo contesto storico. (dal Morandini)

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