Archivi tag: Krzysztof Kieslowski

Krzysztof Kieslowski: I’m so-so (1996) Krzysztof Wierzbicki

Krzysztof Kieslowski I'm so-so

Pochi mesi prima della morte, il regista e sceneggiatore Krzysztof Kieslowski espone il suo punto di vista sulla vita, le persone, la politica, e commenta alcuni suoi film (Gadajace Glowy, Spokoj, Amator, Destino Cieco, Il Decalogo I, Film Rosso), in una conversazione molto aperta e informale. Condensato in quasi un’ora, ecco il testamento artistico di uno dei più grandi autori cinematografici del ‘900. Continua a leggere

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A Short Film About Decalogue (1996) Eileen Anipare, Jason Wood

A short film about Decalogue

Interessantissima intervista concessa a due studenti di cinema della University of North London da Krzysztof Kieslowski, nel gennaio 1995, quando ormai aveva annunciato il suo ritiro dall’attività. Siccome il celebre regista morì nel marzo 1996, è da considerarsi una delle sue ultime ed è probabilmente l’ultima concessa a intervistatori stranieri. L’argomento della conversazione è il Decalogo: come fu concepito e prodotto; il concetto di fato, casualità e libero arbitrio all’interno dei dieci episodi, e tanto altro. Tre quarti d’ora imperdibili per gli appassionati del cinema di Kieslowski.
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Krótki dzien pracy (1981) Krzysztof Kieslowski

Krotki dzien pracy

Siamo in Polonia, durante la breve stagione del sindacato libero Solidarnosc. Un segretario locale del Partito Comunista è chiamato a discolparsi in tv per i fatti avvenuti 5 anni prima, quando aveva dovuto fronteggiare da solo la rivolta degli operai, esasperati per l’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità deciso dal governo; posto di fronte a un ultimatum, attese invano da Varsavia una risposta perché le autorità centrali non avevano preso nemmeno in considerazione il problema.
Film per la tv polacca, venne censurato prima ancora della messa in onda e fu visto per la prima volta solo nel giugno 1996, tre mesi dopo la scomparsa del regista. Continua a leggere

Krótki film o milosci (1988) Krzysztof Kieslowski

Krotki film o milosci

Il giovane Tomek si è preso una cotta tremenda per Magda, una sua dirimpettaia più matura di lui. La spia, soffre vedendola incontrare degli uomini, la chiama al telefono senza avere il coraggio di dirle una parola. Quando riesce a confessarle i suoi sentimenti, Magda lo deride e lo umilia. Solo dopo che Tomek tenta il suicidio, Magda lo prende sul serio. Il film è la versione ampliata del sesto capitolo del Decalogo, un capolavoro di indagine sui corpi e i sentimenti, lo sguardo e la solitudine. (da filmtv.it) Continua a leggere

Personel (1976) Krzysztof Kieslowski

Personel

Impiegato come costumista all’opera di Varsavia, un giovane esita a denunciare un collega. In questo primo lungometraggio di Kieslowski prevale uno stile ancora documentaristico: molte focali lunghe di un 16 mm talora quasi amatoriale, molti movimenti di camera per riprendere il “personale” dell’Opera, gli umili operai, i sarti che confezionano i costumi degli Artisti. Ovverosia la casta privilegiata.
La finzione è ancora esile, lontana da quel virtuosismo della composizione sceneggiata che contraddistinguerà in seguito l’opera dell’autore. Ma l’attenzione del documento rivela, poco a poco e con grande umanità, la specificità dei caratteri. E, già, un discorso tagliente sulla casta politica, sui sindacalisti dal viso aperto che adulano il giovane protagonista; sul Direttore che lo premia, ma prima attende da lui una dichiarazione scritta che denunci l’amico operaio. (da filmselezione.ch) Continua a leggere

Krótki film o zabijaniu (1988) Krzysztof Kieslowski

Krotki film o zabijaniu

Versione lunga (87’ invece di 58’) per il cinema del televisivo Decalogo 5: “Non uccidere”.
A Varsavia, un giovane sbandato commette un omicidio atroce e ingiustificato e viene punito dalla Legge con altrettanta crudeltà. Sembra non esserci alcuna differenza fra l’omicidio commesso da Jacek e quello commesso dallo Stato attraverso una agghiacciante impiccagione.
Il tema molte volte frequentato dal cinema della pena di morte viene messo in scena con durezza filmica estrema e mai più eguagliata dal regista, una discesa agli inferi nella materialità radicale della morte che chiama in causa l’ontologia stessa del cinema.

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Zdjecie (1968) Krzysztof Kieslowski

Zdjecie

Documentario giovanile di Krzysztof Kieslowski per la tv polacca. Partendo da una fotografia scattata nei giorni della liberazione di Varsavia nel 1944, il regista va alla ricerca dei due bambini che erano stati ritratti sorridenti col berretto da soldato e il mitra in mano, per farsi raccontare cosa ricordano, un quarto di secolo dopo, di quei tragici giorni.

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Spokoj (1980) Krzysztof Kieslowski

Spokoj

Antoni Gralak è un ex carcerato che tenta di rifarsi una vita. Non ha ambizioni, se non quella di un’esistenza tranquilla: cerca e trova un impiego come operaio edile, crea una famiglia. Quando però scompare del materiale dal cantiere, il direttore sospetta di Antoni. Ha inizio uno sciopero, i rapporti con i compagni di lavoro si incrinano. La tranquillità pare svanire.
Scritto su misura sul corpo attoriale di Jerzy Stuhr, ritrae il sogno infranto di un individuo mentre precorre i tempi, fotografando quel che verrà in Polonia. Realizzato nel ’76, proibito per quattro anni. (da filmtv.it)

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Przejscie podziemne (1974) Krzysztof Kieslowski

Przejscie podziemne

Un maestro di scuola di una cittadina della Polonia si reca a Varsavia in cerca della moglie, una vetrinista che si è separata da lui, nella speranza di convincerla a tornare a casa invece di chiedere il divorzio.

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Amator (1979) Krzysztof Kieslowski

Amator

Il giorno in cui diventa padre Filip (J. Stuhr), impiegato in un’azienda di stato, compra una piccola cinepresa per filmare la figlia. Scopre la passione per il cinema che gli cambia la vita, specialmente quando vince un premio in un concorso per dilettanti, con un documentario. 3° lungometraggio di K. Kieslowski che riesce a coniugare con sapida efficacia una riflessione sul mestiere del cineasta con un’acida critica satirica della censura ideologica in un paese socialista, grazie anche a un’ottima interpretazione di J. Stuhr. (dal Morandini)

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