Archivi tag: Man Ray

Les mystères du château de Dé (1929) Man Ray

Inizialmente il film voleva essere un documentario sulla villa postmoderna fuori città del visconte di Noailles, villa dalle forme cubiche, posta in cima ad una collina, sovrastante il mare. Il breve documentario sarebbe stato proiettato ogni volta agli ospiti del visconte come souvenir. Man Ray si recò alla villa come ospite, assieme ad altri numerosi invitati (tra cui il compositore Georges Auric e un editore famoso, Marcel Raval), i quali parteciparono al film col viso nascosto da una calza di nylon, più per ragioni artistiche che di privacy: Man Ray voleva creare attorno all’abitazione un alone di mistero, e le misteriose figure velate che si aggiravano per il castello, facendo il bagno e ginnastica nei giardini (con siepi e prati tagliati a forme cubiche e quadrate) davano quella giusta atmosfera al cortometraggio.

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Emak-Bakia (1927) Man Ray

Un variegato ma euritmico carosello di forme geometriche, volti, immagini labirintiche, prospettive insolite, dove persino il semplice colletto di una camicia può diventare il perno per costruire intere sequenze cinematografiche. (da filmscoop.it)

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L’étoile de mer (1928) Man Ray

E’ il 2° film sperimentale, dopo Emak Bakia (1926) e prima di Les Mystères du chateau du dés (1929) dell’americano di origini polacche Man Ray (Emmanuel Radnitsky), pittore, fotografo e instancabile sperimentatore che nel 1921 si trasferì in Francia, unendosi prima ai dadaisti e poi ai surrealisti. È un cinépoème ispirato a un componimento del poeta Robert Desnos, ma non ne è né un’illustrazione né un commento; è la fusione di un universo poetico con un altro. Per rendere pubblico il corpo nudo della sua modella e compagna Kiki mette davanti all’obiettivo un filtro sul quale goccioline d’acqua gonfiano la gelatina e deformano le immagini. Dispositivo “che diventa la chiave espressiva di tutto il film” (C. Montanaro). Più surrealista che dadaista. (dal Morandini)

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Le retour à la raison (1923) Man Ray

Primo film di Ray, presentato nel 1923 durante la famosa serata dadaista “Coeur à barbe”, fu realizzato praticamente in una sola notte con diversi materiali cinematografici, in parte già pronti.
Si può considerare come, almeno nella tradizione che prima ancora di tramandarci la copia ce ne ha tramandato la mitologia, un film confezionato “all’improvviso”, una sorta di collage nato in laboratorio di montaggio. Esso dura pochi minuti ed è costruito al di fuori di ogni struttura formale e contenutistica, poiché vuole essere assolutamente provocatorio, come anche il titolo dimostra: infatti era tutto fuorché razionale o razionalmente determinato.

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