Archivi tag: Messico

La otra (1946) Roberto Gavaldón

La otra

La manicure Maria uccide la sorella gemella Maddalena, ricca vedova, e ne prende il posto. Scopre che la vita dell'”altra” era sottoposta ai ricatti di un amante (V. Junca) che le aveva ucciso il marito. L’omicidio è scoperto da un poliziotto onesto (A. Irusta), di lei innamorato e da lei trascurato. Scritto da José Revueltas e da R. Gavaldon sulla base di una pièce di Rian James, con la fotografia di Alex Phillips giocata sul tema dello specchio (dunque del doppio), è uno dei più fiammeggianti melodrammi del cinema messicano, paragonabile a Lo specchio scuro di Siodmak con Olivia de Havilland, realizzato nello stesso 1946. Una delle migliori interpretazioni di D. Del Rio (1905-83), rientrata in Messico nel 1943 dopo una ventennale carriera a Hollywood. (dal Morandini) Continua a leggere

El violin (2005) Francisco Vargas

El violin

Grande opera prima del cineasta messicano Francisco Vargas presentata a Cannes 2006 e pluripremiata in tutto il mondo. Durante la lotta tra i contadini e i militari nel Messico degli anni ’70 il vecchio Plutarco, suo figlio e il nipote conducono una doppia vita: musicisti di strada e guerriglieri. E il violino del vecchio avrà un ruolo fondamentale. Continua a leggere

La ilusión viaja en tranvía (1954) Luis Buñuel

La ilusion viaja en tranvia

Da un racconto di Mauricio de la Serna. Due giovani tranvieri di Città del Messico, ubriachi dopo una festa, rubano il vecchio tram n. 133, condannato alla rottamazione, e percorrono le vie cittadine provocando situazioni insolite o grottesche. “Quella che… si apre come un’opera realistica diventa… attraverso una costante negazione della normalità, lo specchio di quella realtà seconda (o surrealtà) che svela l’autentica natura delle cose e degli uomini” (A. Bernardi). Pur penalizzato, come il solito, dal modesto brio degli interpreti, la commedia punge con il suo garbo capriccioso e anarchico. (dal Morandini)
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La perla (1947) Emilio Fernández

La perla

Il povero pescatore Quino trova una splendida perla con la quale potrebbe finalmente arricchirsi, ma la sua felicità si trasforma in tragedia per l’invidia e l’avidità dei due fratelli.
Il fondatore del cinema messicano moderno si misura con una storia di Steinbeck (cosceneggiatore con il regista e Jackson Wagner), ambientata in Messico ricavandone un melodramma dal sapore arcaico, lirico e feroce allo stesso tempo, dove il conflitto mai risolto tra una vita in sintonia con la natura e le tentazioni dell’ambizione è portato dal regista fino alle estreme, tragiche conseguenze. (dal Mereghetti) Continua a leggere

Whores’ glory (2011) Michael Glawogger

Whores' glory 2

Whores’ Glory è un trittico cinematografico sul tema della prostituzione: tre paesi, tre lingue, tre religioni. In Thailandia le donne aspettano i clienti dietro pannelli di vetro, fissando la propria immagine riflessa. In Bangladesh gli uomini frequentano i ghetti dell’amore per saziare i propri desideri insoddisfatti con ragazze a pagamento. In Messico, infine, le donne invocano una morte al femminile per sfuggire alla propria realtà quotidiana. Prigioniere di mondi in cui l’atto più intimo diventa una merce, queste donne hanno vissuto fisicamente ed emotivamente tutto ciò che può accadere tra un uomo e una donna. Hanno sempre ricevuto denaro in cambio, ma non per questo si sono arricchite, se non di storie da raccontare.
www.labiennale.org
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Simón del desierto (1965) Luis Buñuel

Simon del desierto

Dopo sei anni passati in cima a una colonna alta venti metri, nei pressi di Aleppo (Siria), il monaco Simone è trasportato dal Maligno, in jet, dal V al XX secolo e lasciato in una discoteca di New York. Film breve, perché incompiuto, ma non minore, compendia le qualità di Buñuel. Trasparenza della forma, limpidità dell’aneddoto, densità dei temi. È il suo film più settecentesco. Grande ricchezza fantastica e grottesca. Le metamorfosi del Diavolo (meglio: i travestimenti di Silvia Pinal), personaggio di esplicita carica blasfema, sono la vera novità del film che non fu terminato per colpa del suo produttore Gustavo Alatriste.
Leone d’argento e premio Fipresci a Venezia 1965. (dal Morandini)

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La destrucción de Oaxaca (1931) Sergei M. Eisenstein

Durante il suo ben noto viaggio in Messico, Eisenstein si recò con la sua troupe a Oaxaca, che era appena stata distrutta da un terremoto. Questo è il documentario che ne è saltato fuori.

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Los olvidados (1950) Luis Buñuel

Los olvidados

Vita misera, imprese criminali e morte di alcuni ragazzi in un quartiere povero di Città del Messico. 3° film messicano di Buñuel e quello che, presentato e premiato a Cannes nel 1951, rilanciò la sua fama in Europa. Fu definito dal suo autore “film di lotta sociale”. A questo crudele e malinconico “poema d’amore sulla mancanza d’amore” (M. Argentieri) il francese Jacques Prévert dedicò questi versi: “Los olvidados/ragazzi affettuosi e male amati/assassini adolescenti/assassinati…”. “Un’opera precisa come un meccanismo, allucinante come un sogno, implacabile come la marcia silenziosa della lava” (Octavio Paz). (dal Morandini) Continua a leggere

Mil nubes de paz cercan el cielo, amor, jamás acabarás de ser amor (2003) Julián Hernández

Il diciassettenne Gerardo vaga tristemente per le strade di Città del Messico, ripensando alla sua relazione, appena naufragata, con Bruno e ogni corpo maschile che incontra gli ricorda quello del suo amante perduto. Di quell’amore, a Gerardo non resta altro che una lettera e nel suo vagare spera di incontrare qualcuno che possa svelargli il segreto nascosto in quelle parole.
Film cerca di dare una forma visiva allo stato interiore del protagonista già dal titolo si esprime questo slancio (titolo che non è altro che la traduzione di una poesia pasoliniana). Il film è stato premiato con il Teddy d’oro alla berlinale del 2003 e il regista è stato premiato nel 2002 come miglior regista al Festival del cinema gay di Torino con la seguente motivazione: “Per avere espresso in maniera poetica la solitudine del momento attuale”. Continua a leggere

Sangre (2005) Amat Escalante

Diego fa il portiere in un grande edificio governativo. Vive con la moglie Blanca in uno squallido appartamento, affogando le proprie giornate nell’apatia. La routine del rapporto coniugale è interrotta dall’arrivo della figlia Karina, adolescente inquieta e sbandata che cerca il suo appoggio.
Un fatto inaspettato e traumatico indurrà l’uomo a cercare di dare una direzione diversa alla propria vita.
Vincitore del premio FIPRESCI (critica) a Cannes 2005. Continua a leggere