Archivi tag: René Clair

Les deux timides (1928) René Clair

Sono timidi Thibaudier, proprietario terriero di provincia, e il giovane avvocato Frémissin che non trova il coraggio di chiedere la mano di sua figlia Cécile che pur gli corrisponde. Ha per rivale astioso e prepotente Garadoux, da lui anni prima disastrosamente difeso in un processo per maltrattamenti alla moglie, che con l’inganno strappa a Thibaudier una promessa di fidanzamento con Cécile. (Da filmscoop.it) Continua a leggere

Annunci

Sous les toits de Paris (1930) René Clair

Sous les toits de Paris

Un cantante di strada, arrestato per sbaglio, fa a pugni con il suo migliore amico che gli ha rubato la donna; poi, però, vedendo che ella lo ama, gliela lascia. Sequenze celebri: la carrellata iniziale, la gazzarra notturna. E il 1 film sonoro di R. Clair, ancora intriso dell’aria del cinema muto, con pochi dialoghi, spesso sostituiti da canzoni o cori. Deliziosa storia d’amore e amicizia ambientata in una Parigi da cartolina, tutta ricostruita. Primo esempio di cinema populista poetico: l’umorismo crudele degli anni ’20 diventa tenero. In un primo tempo ebbe più successo a Berlino che a Parigi.
Continua a leggere

La proie du vent (1927) René Clair

La proie du vent

Dal romanzo L’aventure amoreuse de Pierre Vignal di Armand Mercier. Costretto a un atterraggio di fortuna in Boemia, l’aviatore Pierre Vignal è ospitato in un castello e s’innamora della contessa Elisabeth, ma si avvede che vi è tenuta prigioniera un’altra donna. Non sa che è sorella di Elisabeth e tenuta rinchiusa perché pazza. La libera e fugge con lei. Continua a leggere

Prix de beauté (1930) Augusto Genina

Prix de beauté

La dattilografa Lucienne Garnier (Brooks) è eletta Miss Europa all’insaputa del fidanzato (Charlia), ma si rassegna a fare la rispettabile casalinga finché se ne va con un principe (Bradin) che la lancia nel mondo del cinema. Epilogo tragico. “Louise che muore in una sala di cinema mentre la sua immagine continua a vivere sullo schermo, è sempre stata per me il simbolo poetico della permanenza della bellezza femminile attraverso il cinema” (Ado Kyrou). A parte il finale e le sequenze descrittive dei vari ambienti, è un melodramma che conta per la presenza della sua protagonista. Scritto da René Clair su un’idea di W.G. Pabst (in un primo tempo designati anche a dirigerlo), il film fu iniziato nel 1929 in versione muta finché, a metà delle riprese, furono inserite sequenze parlate in quattro lingue (inglese, francese, tedesco e italiano). (dal Morandini)
Continua a leggere

Un chapeau de paille d’Italie (1927) René Clair

Un chapeau de paille d’Italie

Per la prima volta alle prese con la comicità realistica del vaudeville omonimo (1851) di Eugène Labiche e Marc Michel, R. Clair ne sposta l’azione al 1895, la serra dentro una giornata di festa per la celebrazione di un matrimonio, scandita dalle tappe dell’affannosa ricerca di un cappello di paglia, la limita nello spazio mobile di cinque ambienti, annullandone la staticità teatrale originaria secondo l’effetto dinamico “a palla di neve”, come lo chiama H. Bergson (nel saggio Il riso). L’azione _ danza di oggetti e di personaggi ridotti a marionette _ si svolge al ritmo frenetico di un indemoniato balletto. È la punta alta nel cinema muto di Clair, sostenuta da un impeccabile senso dell’organizzazione farsesca, dalle invenzioni scenografiche di Lazare Meerson e dalla leggerezza di tocco con cui il regista governa un gruppo eterogeneo di attori europei e di immigrati russi. (dal Morandini)

Continua a leggere

À nous la liberté (1931) René Clair

À nous la liberté

In carcere Emile si sacrifica per l’amico Louis, aiutandolo a fuggire. Tempo dopo si ritrovano, il primo operaio e il secondo padrone, ma in difficoltà, nella stessa fabbrica che sta per essere automatizzata. Partono insieme a fare i vagabondi, liberi. Considerato un “classico” degli anni ’30, ma sopravvalutato anche nei suoi significati sociali che in Italia la censura fascista smorzò nel titolo. Oltre a quella delle banconote al vento, è famosa la breve sequenza della catena di montaggio che ispirò Chaplin per Tempi moderni (1936). (dal Morandini)

Continua a leggere

Paris qui dort (1924) René Clair

Paris qui dort

Uno scienziato escogita un raggio “diabolico” (“Le Rayon diabolique” era il titolo di lavorazione) che immerge gli umani in un sonno letargico: tutta la vita di Parigi si ferma. Ne scampano soltanto alcune persone e Albert (Rollan) che ha passato la notte in cima alla Torre Eiffel. “Attraverso questo tema fantastico appaiono i caratteri futuri di tutto il cinema di Clair: ironia e poesia.” (P. Leprohon). In questo 1° film R. Clair, anche sceneggiatore e montatore, è già un autore, capace, ispirandosi a Méliès e ai suoi trucchi, di fare un’operina d’avanguardia, persino surrealista, ma divertente e felicemente disinvolta nella sua leggerezza.

Continua a leggere