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O bandido da luz vermelha (1968) Rogério Sganzerla

O bandido da luz vermelha

Jorge, enigmatico scassinatore di abitazioni a San Paolo, soprannominato dai giornali «Bandido da Luz Vermelha» (bandito della luce rossa), sconcerta la polizia utilizzando inusuali tecniche di azione. Sempre con l’aiuto di una luce rossa, possiede le sue vittime, compie rischiose fughe per poi spendere il frutto del furto in modo stravagante. Nella città di Santos si innamora della musa Janete Jane, conosce altri ladri, un politico corrotto e finisce per essere tradito. Inseguito e in trappola, la sua carriera criminale appare priva di prospettive. Sceneggiatura basata liberamente sulla storia di Acácio Pereira da Costa, bandito che nel 1967 tormentò la polizia di San Paolo. Continua a leggere

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Documentário (1966) Rogério Sganzerla

Documentario

Le conversazioni e le avventure di due giovani che decidono di andare al cinema ma che, avendo criteri di scelta estremamente rigidi, finiscono per non riuscire a vedere nessun film. «È stato girato tutto tra amici. Le due persone che appaiono nel film, Vitor Loturfo e Marcelo, sono cugini. Eravamo compagni di scuola. In quel momento stavamo facendo contemporaneamente tre film: Olho por Olho io, Documentário Rogério Sganzerla e O Pedestre Othoniel. Mi occupai della fotografia di tutti e tre e Rogério li montò. Filmavamo con una Bolex 16, manuale. Poi, nel film di Othoniel abbiamo introdotto un motorino. Per me era tutto una grande scoperta» (Andrea Tonacci).
(da torinofilmfest.org)
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Olho por olho (1966) Andrea Tonacci

Olho por olho

Alcuni giovani amici del ceto medio girano in automobile per le vie di San Paolo del Brasile, reagendo alla sensazione di impotenza e di frustrazione che affligge le loro vite. Essi usano una donna loro amica come esca per attrarre una vittima, che fungerà da oggetto di liberazione della loro alienazione e della loro aggressività moralmente repressa.
Esordio alla regia del cineasta italo-brasiliano Andrea Tonacci, tra i maggiori esponenti – con Rogério Sganzerla – del cosiddetto “cinema marginal” (quest’ultimo filmò in contemporanea il suo Documentário e curò il montaggio di ambedue i cortometraggi).

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