Archivi tag: Svezia

Klostret i Sendomir (1920) Victor Sjöström

Klostret i Sendomir

La storia inizia con l’arrivo in un monastero di due nobili (Nils Tillberg – Erik A. Petschler). Vengono accolti da un monaco (Tore Svennberg) dal fare schivo e ambiguo. Su insistenza dei due ospiti, l’uomo racconta la storia del monastero: un tempo quel luogo era il castello del Conte Starschensky (Tore Svennberg), uomo ricco che conduceva un’esistenza felice. Era sposato con una splendida donna, Elga (Tora Teje) da cui aveva avuto una bambina (Gun Robertson). Accanto a lui sempre il fido consigliere (Albrecht Schmidt), pronto ad esaudire ogni suo ordine. Tutto troppo bello per essere vero…. (Dal sito emutofu.com) Continua a leggere

Sult (1966) Henning Carlsen

Sult

Adattamento dell’omonimo romanzo “Sult” (Fame) di Knut Hamsun, il titolo ha dato fama internazionale al regista Henning Carlsen, storica icona del cinema Danese. Uno sprovveduto quanto singolare scrittore si aggira per le strade della Oslo del 1890 in cerca di un editore. In balia di alterne fortune, complice la propria natura, si ritrova in breve affamato e solo. Pungente, visionario e al contempo concreto, Carlsen eleva i contenuti del romanzo stilizzando la natura umana e regalando sequenze indimenticabili alla storia del cinema. La mano del regista è magistrale nell’uso di ipnotici tempi di stacco che, dando vita a subliminali attimi di stallo, generano flash indelebili. Continua a leggere

Ingmar Bergman: Om liv och arbete (1998) Jörn Donner

Ingmar Bergman. Om liv och arbete

Interessante conversazione di un’ora e mezza, registrata nel 1998, tra Ingmar Bergman e Jörn Donner (il produttore di Fanny och Alexander). Comodamente seduti nel salotto della villa di Bergman sull’isola di Fårö, i due fanno un bilancio degli 80 anni di vita del regista rievocandone l’infanzia, la carriera teatrale e cinematografica, e la vita privata.
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On set home movies (2008) Ingmar Bergman

On set home movies

Il “dietro le quinte” di tre film di Ingmar Bergman (Una vampata d’amore, Il settimo sigillo, Come in uno specchio) attraverso i filmini muti girati con la cinepresa personale del regista, da Bergman stesso o da suoi collaboratori. Assistiamo dunque ai preparativi sul set, ai sopralluoghi per scegliere delle location, ai momenti di meritato riposo, eccetera, il tutto commentato dalla voce della giornalista svedese Marie Nyreröd.

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491 (1964) Vilgot Sjöman

491

A titolo sperimentale un gruppo di criminali minorenni è trasferito dal riformatorio alla casa di un assistente sociale per vivere in forma comunitaria autodiretta. L’esperimento fallisce.
Dall’omonimo romanzo di Lars Gorling che suscitò scandalo il 40enne Vilgot Sjoman cava un film che, attraverso eccessi verbali e violenze fisiche, vuol essere un violento atto d’accusa contro il sistema sociale svedese, i suoi vizi, le sue ipocrisie. Famigerata la scena in cui i giovani pregiudicati lasciano una prostituta alle prese con uno smanioso cane lupo alsaziano, sequenza eliminata nell’edizione italiana, distribuita nel 1968. In altalena tra naturalismo e rappresentazione simbolica, l’uno e l’altra sotto il segno di Strindberg, è un film virulento più che forte, dagli espliciti intenti provocatori. Il titolo allude all’episodio del Vangelo di Matteo (XVIII, 21-22) in cui Gesù dice a Pietro che si deve perdonare il peccatore fino a 70 volte 7, cioè 490 volte. (dal Morandini) Continua a leggere

Fårö dokument (1970) Ingmar Bergman

Faro Dokument

Il primo dei due documentari che, nell’arco di una decina d’anni, Ingmar Bergman dedicò agli abitanti dell’isola di Faro e ai loro problemi. Ecco quindi una rassegna di interviste, effettuate nella primavera 1969, ad agricoltori, insegnanti, pescatori, anziani col loro carico di ricordi, amministratori pubblici, religiosi, impiegati dei pubblici servizi, infine una coppia a cui sta per nascere un figlio. Nel 1979 fu prodotto il secondo documentario della serie.
Ingmar Bergman girò sull’isola di Faro anche i film “Persona”, “Passione”, “Come in uno specchio”, “La vergogna” e alcune sequenze di “Scene da un matrimonio”. Vi costruì una casa e vi dimorò fino alla sua morte, nel 2007. Continua a leggere

Fröken Julie (1951) Alf Sjöberg

Froken Julie

Liberamente tratto dal dramma di August Strindberg. Figlia di un padre debole e di una madre nevrotica, la signorina Giulia si dà, nella notte di San Giovanni, al domestico Jean. La mattina dopo si uccide. Felice trasposizione di un dramma teatrale in un potente linguaggio audiovisivo che impressionò almeno per 2 motivi: un torbido erotismo, audace per l’epoca, e una tecnica originale nei flashback. Nell’inquadratura di transizione i personaggi del passato appaiono sullo sfondo di quelli del presente, cioè di Giulia che li evoca. Palma d’oro a Cannes ex aequo con Miracolo a Milano. (dal Morandini) Continua a leggere

Fanny och Alexander (1982) Ingmar Bergman

Fanny och Alexander

Divisa in 5 capitoli (1. il Natale; 2. il fantasma; 3. il commiato; 4. i fatti dell’estate; 5. i demoni), un breve prologo e un lungo epilogo, è la storia della famiglia Ekdahl di Uppsala tra il Natale del 1907 e la primavera del 1909 con una sessantina di personaggi, divisi in quattro gruppi, che passa per tre case e mette a fuoco tre temi centrali: l’arte (il teatro), la religione e la magia. Congedo e testamento di Bergman, uomo di cinema, è una dichiarazione d’amore alla vita e, come la vita, ha molte facce: commedia, dramma, pochade, tragedia, alternando riti familiari (lo splendido capitolo iniziale), strazianti liti coniugali alla Strindberg, cupi conflitti di tetraggine luterana che rimandano a Dreyer, colpi di scena da romanzo d’appendice, quadretti idillici, intermezzi di allegra sensualità, impennate fantastiche, magie, trucchi, morti che ritornano. Un film “dove tutto può accadere”. Compendio di trent’anni di cinema all’insegna di un alto magistero narrativo. Ebbe 4 Oscar (miglior film straniero, fotografia di Sven Nykvist, scenografia, costumi): un primato per un film di lingua non inglese. (dal Morandini)
Versione televisiva integrale, suddivisa in quattro puntate di durata variabile, per un totale di oltre 5 ore. Continua a leggere

Ingeborg Holm (1913) Victor Sjöström

Ingeborg Holm

Stoccolma. Ingeborg Holm, negoziante e madre felice, perde il marito ammalatosi improvvisamente di tubercolosi. Tenta inizialmente di condurre il negozio da sola, ma finisce in bancarotta. Tutti i beni di famiglia sono venduti all’asta, lei finisce in un ospizio per poveri e i bambini vanno in adozione…
Uno dei capolavori diretti dal grande maestro svedese Victor Sjöström, considerato “il primo grande film realista” della storia del cinema. Continua a leggere

The mill and the cross (2011) Lech Mejewski

The mill and the cross

Ci sono voluti ben tre anni di lavoro, un notevole impegno tecnico e visivo (tecnologie di computer grafica e 3D) e un cast straordinario (Rutger Hauer, Charlotte Rampling, Michael York) per realizzare “The Mill and the Cross”. Il visionario regista Lech Majewski ha rivoluzionato il modo di rappresentare l’arte attraverso il cinema, introducendo un metodo che permette di ‘entrare’ in un dipinto e di creare un racconto facendo muovere le figure ritratte nel quadro, interpretate da attori in carne ed ossa. Prima di lui Eric Rohmer aveva coniugato pittura e cinema in un modo simile (La nobildonna e il duca) ma con strumenti più rudimentali. Il risultato ottenuto da Majewski è invece un vero e proprio arazzo digitale che rende lo spettatore partecipe di una spettacolare esperienza estetica. (Nicoletta Dose, mymovies.it) Continua a leggere