Archivi tag: USA

The marriage circle (1924) Ernst Lubitsch

Nella Vienna di inizio ventesimo secolo, la disinibita Mizzi (Marie Prevost) seduce il marito di Charlotte (Florence Vidor), sua cara amica ai tempi della scuola, il dottor Franz Braun (Monte Blue). Il marito di Mizzi, il professor Joseph Stock (Adolphe Menjou), ingaggia un detective per incastrare la moglie fedifraga e ottenere il divorzio. Il tutto mentre il dottor Gustav Mueller (Creighton Hale), collega di Braun, medita di dichiararsi a Charlotte di cui è innamorato da tempo.
Primo grande successo americano per Lubitsch grazie a una commedia degli equivoci dal ritmo frenetico, maliziosa e ficcante, ma al tempo stesso amara e malinconica. (da Longtake.it) Continua a leggere

Sadie Thompson (1928) Raoul Walsh

Sadie Thompson (Gloria Swanson) arriva sull’isola di Pago-Pago decisa a cambiare vita dopo un passato libertino. S’innamora, ricambiata, di un sergente (Raoul Walsh), ma un riformatore (Lionel Barrymore) prova a metterle i bastoni tra le ruote. Continua a leggere

How not to be seen (2013) Hito Steyerl

Impertinente parodia di un documentario didattico (il titolo deriva da un celebre sketch dei Monty Python) su come evitare di essere visti in un’epoca di sorveglianza digitale. I suggerimenti per riuscirvi sono satirici e talvolta surreali: ad esempio, diventare più piccolo di un pixel di risoluzione del satellite che vi fotografa (1 piede, 30 centimetri); possedere una borsetta anti-paparazzi; essere un supereroe; essere povero o senza documenti; essere una donna sopra i 50 anni di età, eccetera. L’opera si conclude ironicamente sulle note di “When I will see you again?” (Quando ti rivedrò?), canzone portata al successo nel 1973 dal gruppo vocale americano “The Three Degrees”. Continua a leggere

The Window (1949) Ted Tetzlaff

Tommy, un ragazzino fantasioso e ricco di inventiva, di umile famiglia, vive in un palazzone di un quartiere povero di New York. Tommy è unico testimone, di notte, da una finestra su una scala esterna di sicurezza, di un omicidio commesso da una insospettabile coppia di vicini di casa. Nessuno gli crederà, né i genitori (avvezzi alle sue frequenti storie inventate), né la polizia; solo gli assassini, avendo scoperto di essere stati visti, faranno di tutto per… Continua a leggere

3 Women (1977) Robert Altman

A Desert Springs (California), in una clinica termale per vecchi, Pinky (S. Spacek), diciottenne depressa, fa amicizia con la più anziana Milkie (S. Duvall), patetica integrata. In disparte c’è la pittrice Willie (J. Rule). Formeranno una trinità senza uomini. Splendido o insopportabile? Affascinante o irritante? Enigmatico o aperto a diverse interpretazioni? È certamente un film complesso, quasi ipnotico, sul triangolo padre-madre-bambino. E una grande metafora su un’America desolata. Premio a Cannes per S. Duvall. Breve apparizione, come Mr. Nelson, del vecchio regista John Cromwell (1888-1979). (dal Morandini) Continua a leggere

Medium cool (1969) Haskell Wexler

Medium cool

Durante la convenzione democratica di Chicago del 1968, il cameraman televisivo John (Forster) e l’ingenua Eileen (Bloom) – con la quale l’uomo ha cominciato una relazione – si perdono tra la folla e le dimostrazioni che hanno mobilitato l’intera città.
Un noto e premiato direttore della fotografia (sua anche la sceneggiatura) esordisce alla regia con un importante saggio di cinema-verità girato in mezzo alle urla e agli slogan del Sessantotto; e alterna fiction e documentarismo con una libertà in anticipo sui tempi, utilizzando la macchina da presa a mano per evidenziare la confusione che regna nelle strade e tra chi tenta di fare il proprio mestiere. L’immagine dell’America che ne viene fuori è a pezzi: ma il film non si adagia in facili moralismi rivoluzionari e coglie con lucidità l’imprecisione di un’epoca, servendosi di interpretazioni apparentemente grezze ma pertinenti al mondo rappresentato. (dal Mereghetti) Continua a leggere

Pull my daisy (1959) Robert Frank, Alfred Leslie

Pull my daisy

Dal 3° atto della pièce The Beat Generation di Jack Kerouac (voce narrante) su cui i 2 registi – anche sceneggiatori, fotografi e montatori – e gli interpreti hanno improvvisato alla maniera del jazz. Atmosfera buffa da manicomio. “Mi piace anche perché utilizza un linguaggio più simile a quello della pittura o del collage che a quello della regia cinematografica…” (Jim Jarmusch). Considerato – con Ombre di Cassavetes e I Magnifici Idioti di A. Mekas – l’inizio del New American Cinema. (dal Morandini) Continua a leggere

The 400 million (1939) Joris Ivens, John Fernhout

The 400 Million

Finanziato da una società formata da Hemingway, Nichols, Franchot Tone, Fredric March, Louise Rainer, Dos Passos, Shumlin e diversi altri cineasti, il film ebbe come soggetto la resistenza cinese all’attacco giapponese. “Uno dei documenti più impressionanti che siano mai stati realizzati su una guerra. Le prime immagini sono indimenticabili; il bombardamento d’una grande città, i quartieri in fiamme, le donne che piangono, i cadaveri dei bambini, i vecchi che fuggono, i morti ammucchiati come bestiame, il rombo degli aerei giapponesi. Segue un quadro della Cina pacifica con la sua cultura plurimillenaria. Poi Ivens ci conduce nelle file dell’VIII Armata, nucleo della Resistenza cinese”. (Sadoul, 1939). Centro del film è una battaglia contro i giapponesi che si conclude con la vittoria dei cinesi.
Da Dizionario dei film, Firenze, Sansoni, 1968 Continua a leggere

Lazybones (1925) Frank Borzage

Lazybones

Steve Tuttle (Buck Jones), soprannominato Lazybones (che in inglese significa “pigrone”), si troverà per una serie di tragici eventi a badare a una ragazza di nome Kit (Madge Bellamy). Dopo molti anni, di ritorno dalla Prima guerra mondiale, Steve scoprirà di essere innamorato della ormai cresciuta fanciulla.
Dopo aver militato a lungo nella gavetta dirigendo cortometraggi e molte altre pellicole, Frank Borzage ha maturato tutta l’esperienza necessaria per firmare un film drammatico di questa portata. Lazybones, infatti, è un progetto altamente rischioso, ricco di insidie, basato su una trama piuttosto esile e ostacolato dall’impossibilità di utilizzare dialoghi (siamo ancora ai tempi del cinema muto): il regista tuttavia vince a pieni voti la sfida realizzando un’opera solidissima, emozionante e capace di sfruttare il cinema come macchina comunicativa indistruttibile, senza divagazioni o dispersioni d’alcun tipo. Il tema è scottante (soprattutto per l’epoca in cui il film trovò il buio delle sale), ma il cineasta riesce a raccontare il tutto con un tatto e una sensibilità sorprendenti, senza mai ricattare lo spettatore con scelte furbe o retoriche e componendo un inno all’amore che riesce a rendere entusiasmanti anche l’ingenuità e la genuinità. Da riscoprire. (da longtake.it) Continua a leggere

Lucky star (1929) Frank Borzage

Lucky star

Mary, una povera ragazza che vive in una fattoria, conosce Tim proprio mentre giunge la notizia che gli USA sono entrati nella Prima Guerra Mondiale. Tim si arruola nell’esercito e si dirige verso i campi di battaglia dell’Europa, dove viene ferito e perde l’uso delle gambe. Tornato a casa, Tim riceve la visita di Mary e i due provano una forte attrazione reciproca. Ma la disabilità impedisce a Tim di dichiarare il proprio amore per Mary… Continua a leggere