Archivi tag: Yilmaz Güney

Duvar (1983) Yilmaz Güney

Duvar

Nella prigione di Ankara, alcuni detenuti esasperati dalle terribili condizioni di detenzione si ribellano sperando di venir trasferiti in un carcere più umano. Speranza vana: non esiste una prigione migliore.
Vigoroso film di denuncia del regista curdo, con scene di violenza e di dolore senza mediazioni, dotato di un impatto emotivo fortissimo: se ne sconsiglia la visione agli spiriti impressionabili. In parte autobiografico: Güney fu realmente imprigionato in un carcere turco. Bravissimi gli attori, tutti non professionisti. Girato in Francia, con il contributo del ministero della Cultura francese. (dal Mereghetti)
Ultimo film di Güney, un anno prima della morte avvenuta durante il suo esilio francese. In Turchia il film fu proibito per 17 anni.

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Yol (1982) Serif Gören, Yilmaz Güney

Suru, Yol, Umut

1981, carcere di Imrali, isola dell’Egeo: cinque detenuti ottengono una settimana di licenza da passare in famiglia. Uno di loro muore, raggiunto dalla vendetta del clan familiare; un altro dovrebbe uccidere la moglie adultera in obbedienza alle tradizioni; il curdo Omer si dà alla macchia sui monti. Caso più unico che raro di un film scritto in carcere da un regista – Yilmaz Güney, n. 1 del cinema turco -, girato dal suo ex aiuto e amico Gören su precisi suggerimenti epistolari e infine montato in Svizzera dallo stesso Güney che nel frattempo, usufruendo di un permesso, era evaso. Appassionato film in presa diretta sulla realtà sociale e politica della Turchia in regime militare, svolge con linguaggio limpido, severo ma mai greve, un discorso sulla continuità tra il “dentro” e il “fuori” del carcere: l’uno è il seguito e il complemento dell’altro. Caso raro di un film in cui la passione non esclude la riflessione. Palma d’oro a Cannes 1982 ex aequo con Missing di Costa-Gavras. (dal Morandini)

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Sürü (1979) Zeki Ökten

Suru, Yol, Umut

È la storia di una famiglia di pastori dell’Anatolia. Un’antica e sanguinosa inimicizia la oppone a un altro clan. Lungo è il viaggio ad Ankara per vendere il gregge. Scritto e prodotto da Yilmaz Güney, nonostante il suo impianto da melodramma rusticano, ha cadenze da documentario antropologico tanto diretto e spoglio è il suo modo di rappresentare usi e costumi ancora allo stato feudale, tanto appassionato è l’assillo di raccontare una condizione di miseria e di dipendenza senza prospettive di riscatto. (dal Morandini)

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Umut (1970) Serif Gören, Yilmaz Güney

Suru, Yol, Umut

Cabbar (interpretato dallo stesso regista Güney) è un vetturino spiantato con una moglie e tre figli da mantenere. Gli affari gli vanno male, nessuno vuole più salire sul suo vecchio carro e allora lui si rifugia nella speranza: compra continuamente biglietti della lotteria, ma non vince mai. Un giorno uno dei suoi due cavalli è investito e ucciso da un automobilista. Per Cabbar si apre il baratro: non potendo più lavorare, i creditori gli vendono il carro. Preso dalla disperazione e tallonato da un insistente amico, Cabbar accetta di seguire un vecchio santone alla ricerca di un fantomatico tesoro…

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Chambre 666 (1982) Wim Wenders

Chambre 666

Durante il Festival di Cannes del 1982, Wim Wenders ha chiesto a diversi registi cinematografici (tra cui Rainer Werner Fassbinder, pochi giorni prima della sua morte) di andare, uno alla volta, in una camera d’albergo e davanti alla telecamera, in solitudine, di rispondere a una semplice domanda: “Qual è il futuro del cinema?”.

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